- I. Significato dell'Apiarium
- II. La struttura dell'opera
- III. I caratteri di stampa
- IV. L'Apiarium a stampa
- V. La tradizione manoscritta
- VI La genesi dell'Apiarium e della Melissographia
- VII. La trascrizione
- VIII. Le fonti
- IX. L'iconografia
- X. L'edizione digitale
III. I caratteri di stampa
Un altro particolare problema è rappresentato dall'uso di diversi caratteri di stampa. Che nell'economia generale dell'opera essi abbiano un'importanza non trascurabile risulta immediatamente evidente, anche se non è detto che a tale importanza corrisponda sempre una funzione semantica. Il maiuscoletto, oltre che per l'epigrafe, per esempio, viene utilizzato per evidenziare i piani più alti della classificazione delle api e per dare rilievo a lemmi di particolare importanza disseminati lungo l'intero corso dell'opera. Esso ha, in questi casi, una evidente funzione gerarchizzante e quindi un valore semantico specifico.
Lo stesso non può essere affermato per l'uso del carattere tondo e del corsivo, che pare assolvere, tanto nel blocco centrale dell'Apiarium quanto in quello esterno, a una funzione di pura distinzione formale. L'uso delle lettere capitali assolve a una finalità in parte reverenziale in parte teorica. La punteggiatura serve a conferire ritmo a una prosa che aspira a ondeggiamenti e a pose caratteristiche della più elevata poesia. In linea generale, la tipologia dei segni grafici, insieme alla suddivisione interna degli enunciati, funziona come congegno comunicativo e ordinativo. Tenendo conto di questa stessa funzione, si assisterebbe quindi anche nell'Apiarium a uno di quei fenomeni di estensione delle virtù iconiche della scrittura studiati da Giovanni Pozzi in un'opera meritatamente celebrataIII
III. G. Pozzi, La parola dipinta, Adelphi, Milano 19962.