- I. Significato dell'Apiarium
- II. La struttura dell'opera
- III. I caratteri di stampa
- IV. L'Apiarium a stampa
- V. La tradizione manoscritta
- VI La genesi dell'Apiarium e della Melissographia
- VII. La trascrizione
- VIII. Le fonti
- IX. L'iconografia
- X. L'edizione digitale
VIII. 1 L'Apiarium e il De animalibus insectis di Ulisse Aldrovandi
Naturalmente Cesi valuta i contenuti delle opere che consulta e compie sempre un'attento lavoro di selezione. Solitamente si dimostra un lettore diligente e, sebbene soltanto un puntuale commento dell'Apiarium potrà rendere conto della vasta gamma delle sue scelte, si può affermare che la fonte chiave dell'opera è rappresentata dallo straordinario trattato di Ulisse Aldrovandi De animalibus insectis, apparso in elegante e monumentale edizione a Bologna nel 1602XIV. Si tratta di un'opera di larga circolazione nell'Europa della prima metà del XVII secolo, ma quasi mai conosciuta integralmente dai suoi lettori. La sua particolare complessità, dovuta all'intreccio di digressioni e di riprese da numerosissime altre opere -talvolta presentate sotto forma di lunghe epitomi talaltra riportate in estese citazioni-, rende oggettivamente faticosa, se non addirittura impossibile, una lettura difilata. Il primo dei sette libri dell'opera risulta pressoché tutto dedicato alle api e ai loro prodotti. Nelle sue quasi duecento pagine si susseguono notizie di ogni genere relative a questi imenotteri e si sviluppa una serie davvero impressionante di argomentazioni scientifiche, politico-civili, storico-erudite, letterarie e teologiche. Nell'ambiente linceo erano ben conosciuti tutti i contenuti dell'intera ricerca naturalistica di Aldrovandi e per Cesi il primo libro De animalibus insectis rappresentò una fonte di documentazione fresca e facilmente reperibile. Da essa trasse la gran parte delle notizie di cui si servì per la stesura dell'Apiarium.
XIV. De animalibus insectis libri septem, cum singulorum iconibus ad vivum expressis. Autore Ulysse Aldrovando [...], Bononiae, J.B. Bellagambam, 1602.