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Introduzione

VIII. Le fonti

L'Apiarium risulta un'opera intessuta di una grande varietà di motivi. Il suo autore si dimostra impegnato in una ricerca complessiva sulla storia delle api che non risparmia alcun settore degli studi letterari e naturalistici. Nonostante la grande quantità di materiali ricavati dalle opere di scrittori classici come Aristotele, Eliano, Dioscoride, Varrone, Virgilio, Columella e, soprattutto, Plinio il vecchio, i maggiori debiti di Cesi sono con la cultura cinquecentesca. Egli legge le opere dell'antichità attraverso i raffinati commenti degli interpreti del primo, medio e tardo Cinquecento. Fra gli altri, Pietro Andrea Mattioli, Valerio Cordo, Jacques Dalechamp, Pierre Gilles, Giacomo Pontano. Attinge notizie di carattere lessicale e storico da scritti quali le Origines di Jan van Gorp (Goropius), le Lectiones di Ludovico Celio Rodigino e da trattati minori appartenenti a certa produzione poligrafica che aveva i suoi esponenti di punta in umanisti come Celio Calcagnini e Pierio Valeriano. Aggiorna le sue vedute di storia naturale compulsando senza sosta le pagine dei grandi trattati scientifici di Girolamo Cardano, Pierre Belon, Conrad Gessner, Giulio Cesare Scaligero, Olao Magno, Charles de l'Ecluse, Ulisse Aldrovandi. Fa largo uso dei resoconti odeporici che riguardano il Nuovo Mondo compilati o perfezionati da autori quali Pietro de Cieça de Leon, Garzia de Orto, Joannes Stadius, Ulrich Schmidel, Levinus Hulsius, Nicolás Monardes, Francisco Hernández. Meno rilevanti appaiono i suoi sondaggi all'interno della letteratura del primo ventennio del XVII secolo. Guardando a essa, in genere, egli privilegia gli scrittori di cose naturali e storiche gravitanti attorno al circolo dell'Accademia Lincea. Tra essi, Giovanni Battista della Porta, Fabio Colonna, Ignazio Bracci, Giusto Ricchio, Francesco Stelluti, Vincenzo Mirabella.