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Introduzione

IX. 3 La tavola delle api di Francesco Stelluti

Nel 1630 Francesco Stelluti dette alle stampe la sua opera intitolata Persio tradotto in verso sciolto e dichiarato, accompagnandola con una descrizione anatomica dell'ape e con un chiarissimo 'rame' contenente una nuova rappresentazione grafica di questo imenottero, effigiato nelle tre consuete pose (nell'atto di camminare, supino e di fianco), affiancata da un ricco corredo di particolari anatomici, frutto di un'osservazione «minuta» effettuata col microscopio. Tanto nella descrizione quanto nel disegno dello Stelluti è stato osservato all'opera un «esercizio sistematico di doppia scrittura [...], con la parola e con l'immagine che si controllano e si rafforzano a vicenda»XVII. Su questa stessa linea si può notare nel lavoro di Stelluti quella medesima aspirazione alla completezza e all'esemplarità nella resa dei particolari che si verifica all'opera nella tavola del 1625. Nella sua rappresentazione, anzi, il desiderio di chiarezza visiva appare, se possibile, maggiormente acuto, in quanto l'articolazione delle immagini prescinde dalle decorazioni e dai percorsi ornamentali associati alla Melissographia. Con l'apparizione di quest'opera si chiude idealmente il ciclo delle indagini lincee sulle api.


XVII. Cfr. E. Raimondi, La nuova scienza e la «visione degli oggetti», in Rappresentazione artistica e rappresentazione scientifica nel secolo dei lumi, a cura di V. Branca, Sansoni, Firenze 1970, p. 483.