- I. Significato dell'Apiarium
- II. La struttura dell'opera
- III. I caratteri di stampa
- IV. L'Apiarium a stampa
- V. La tradizione manoscritta
- VI La genesi dell'Apiarium e della Melissographia
- VII. La trascrizione
- VIII. Le fonti
- IX. L'iconografia
- X. L'edizione digitale
VI La genesi dell'Apiarium e della Melissographia
L'Apiarium linceo venne definito da Giuseppe Gabrieli «la prima monografia entomologica che sia stata composta dopo l'invenzione o modificazione galileiana del microscopio»VI. L'opera vide la luce a Roma per i tipi dello stampatore Giacomo Mascardi nelle prime settimane del 1626. Il numero delle copie uscite dai suoi torchi non fu elevato. Risulta possibile che fin dalla primavera del 1624 Cesi si fosse posto al lavoro in vista della sua preparazione. In una lettera al linceo Giovanni Faber, risalente al marzo-aprile di quell'anno, egli pare, infatti, già averne programmata l'uscita per le festività dell'Anno Santo straordinario del 1625VII. La preparazione dell'opera, sebbene portata avanti di pari passo a una fitta rete di altri progetti e iniziative, procedé decisa per tutto il corso del 1625VIII. L'occasione del Natale dell'Anno Santo straordinario parve al Principe e al suo gruppo di amici l'occasione festiva adeguata per offrire al Papa e ai maggiori dignitari della sua corte l'opera, presentata sinteticamente come contenitore di un esuberante capitolo di storia naturale e come memorabile inno in lode della regnante Casa Barberina. A proposito dell'opportunità di far venire alla luce il grande foglio in concomitanza con l'avvento delle festività natalizie, lo stesso Faber scriveva al Cesi il 7 dicembre:
Mando qui quelle mie poche animadversioni, et rimando li emblemi per l'Apiario, quale veramente vorrei in ogni modo che si stampasse avanti il Natale, acciò che con dare le buone feste a quelli principi e a' letterati romani, in particolare a questo Serenissimo Arciduca, si potesse dare una copia per uno; ché di sicuro che anche Sua Santità et il Cardinale Padrone havrebbero grandissimo gustoIX.
Immediatamente prima dell'Apiarium Cesi fece stampare e diffondere la Melissographia, una bellissima tavola incisa da Matthias Greuter, rappresentante un trigono di api completato dagli accurati disegni di una serie di particolari anatomici ricavati da osservazioni microscopiche. Da una lettera di Fabio Colonna allo stesso Cesi, risalente al 13 dicembre, si viene a sapere che il Ponteficie aveva ricevuto e gradito il grande disegnoX. Le festività natalizie del 1625 sopraggiunsero e trascorsero, però, senza che Urbano VIII potesse gustare anche la lettura dell'Apiarium, la cui preparazione tipografica, malgrado gli auspici dei Lincei, si rivelò più lenta di quanto inizialmente previsto. L'opera vide la luce soltanto nel corso del gennaio del 1626 in tiratura limitata. Tra quanti la lessero al di fuori di Roma, si conoscono a Napoli Fabio Colonna e Mario SchipaniXI, Galileo in FirenzeXII e, forse, alcuni dotti tedeschi dei quali resta incerta l'identitàXIII.
VI. G. Gabrieli, Il carteggio linceo, op. cit., p. 1003.
VII. Ivi, p. 859.
VIII. Il 26 aprile Cesi scrive a Galileo, ricordando come la sua collaborazione con Francesco Stelluti per la preparazione del Tesoro Messicano e di altre opere proceda proficuamente:«Il S.r Stelluti è qui meco e le bacia le mani, et insieme attendemo a tirar avanti le stampe gagliardamente, e massime del Messicano.», ivi, p. 1044. Il 4 ottobre lo stesso Principe comunica a Francesco Barberini l'invio di una tavola in omaggio che il Gabrieli ipotizzò essere «un secondo esemplare del trigono delle api preposto all'Apiarium»:«[...] non ho potuto contenermi con venir col mezzo della presente a farle riverenza, et inviar alla V.S. Ill.ma l'accluso foglio fatto al presente in picciol segno, ma di grandissima divotione et obbligo.», ivi, p. 1067.
IX. Ivi, p. 1075.
X. Ivi, p. 1076.
XI. Lo si ricava da una lettera dello stesso Fabio Colonna a Francesco Stelluti. Cfr. ivi, p. 1096.
XII. Il 10 gennaio Francesco Stelluti promise a Galileo l'invio di una copia dell'opera. Cfr. ivi, p 1087.
XIII. Ancora pochi giorni prima del Natale del 1625 è lo stesso Faber a richiedere a Cesi un numero indeterminato di copie dell'Apiarium per diffonderle in Germania presso i suoi amici. Cfr. ivi, p. 1078.