Apiarium
Sezione: 100
Concludas, in variis Regionibus alias atque alias magis minusque differre, praesertim corporis magnitudine, et colore, quod Melligo, et Mel inde ipsum maxime fecerit, quo ut dictum est, constant et nutriuntur; et cui ut plurimum concolores. Mel siquidem diversis e floribus, fructibus; diverso halitu excoctioneque; Coelo soloque diversis; non parum discriminis sortitur. Unde non ea, quae in fronte omnia; minusque autem, quae in recessu; hoc in genere detecta penitusque explorata. Diligentissimi quidem fuerunt, qui Physicae Historiae, sive Agriculturae dederunt operam, aut etiam Moralibus, et Poeticis figuris; in perquirendis illis, quae harum admirabilium Volucellarum sunt: Meliturgiae vel simplicis, vel mysticae magis; plures detinuit contemplatio; Amatores habuerunt Apes, qui aetate omni, affectu eas impense prosequerentur; oculis et visu attente insequerentur: Solensem scilicet, Aristomachum duo de sexaginta annos; Agrium inde dictum Phyliscum Thasium; Menum Solitarium;230aliosque minoris nominis Philosophos. Habuerunt etiam nostro saeculo Germanos illos subtilissimi artificii Viros; qui, ut etiam domibus conclusas spectare possent; utque ipsa in operis ac Civitatis meditullia introspicere; perspicua e Vitro alvearia fabricarunt. Aptius forsan et commodius, quam ex laternae cornu, vel Speculari lapide Antiqui illi apud Plinium.231Multa tamen latitare credas, quae vix quidem aliquis unquam dignoverit, aut perceperit quantumvis curiosissima observatione. Non parum certe hucusque fuit, tam multa penitioris contubernii, et familiarioris Apum convictus adeo minute internovisse; si tamen omnia rite, et recte perspecta, et absque ulla ingenii culpa existimanda sunt.
Quibus ex omnibus pleniorem hanc nostram Melisso-synopsim haudquaquam prolixam censueris; praesertim si Apum praestantiam, dignitatem, praeclaras multiiugas dotes, perpendere volueris, simulque id considerare tot tantosque Scriptores, in hisce vestigandis, tantopere desudasse; quantum in caeterorum Animalium nullo; ac ne satis quidem unquam, et pervidere et examinare potuisse. Quod si in aliis Animalibus vel grandioribus, beneque conspicuis; Tabellae nostrae minores multo sunt; nequaquam certe illa cum Apibus in comparationem venire possunt, omni ex parte admirandis; in quibus vel exiguus corporis modus magnitudinem non parum augeat, et admirationem.
Note
230. Plinio, NH XI, 9, 19; Columella, De re rust. IX, 13.8. A proposito di questo stesso argomento Aldrovandi aveva scritto:«Omnem porro superat admirationem quod cum melle onustas redire certo sit certius, ferre id tamen nunquam cernantur, ut ibidem Philosophus ait, addensque quemadmodum operentur, visum adhuc non esse. Aristodemum philosophum scribit D. Augustinus annis multis insudasse, ut naturam apis investigaret, nec tamen potuisse et Aristomachum Cicero (nescio an eundem) Solinensem annos duos de sexaginta nihil aliud gesse testatur et Hyliscum Thasium Plinius Aelianus, quem quod apes in desertis coleret agrium nominaverunt. Menum quoque legimus inter Samnites natum mire solitudinem amasse, ibique ne quid per ocium perperam faceret, apes curasse, ut earum sedulam operam inspiciens, nunquam esset ociosus.», in De animalibus insectis libri septem, cum singulorum iconibus ad vivum expressis. Autore Ulysse Aldrovando [...], op. cit., p. 22. La notizia che riguarda Meno è raccolta da Aldrovandi dal libro primo, capitolo ottavo, dell'Exameron di Gregorio Magno. Cesi cita insieme Aristomaco, Filisco e Meno insieme rifacendosi proprio alla citata pagina aldrovandiana, l'unica nella quale, in tutta la letteratura antica e moderna, si trovava la triade di naturalisti al completo.
231. Plinio, NH XI, 16, 49-50.
Puoi dunque concludere che da una regione all'altra le api differiscono più o meno, specialmente per la grandezza del corpo ed il colore. Lo si può ascrivere alla propoli e, di conseguenza, al miele stesso, del quale constano e si nutrono, come si è detto; e del miele presentano in larghissima misura il colore. Certo il miele rivela differenze non trascurabili, originate dai fiori e dai frutti diversi, dai diversi aliti e dalla cottura, dal cielo e dal suolo diversi. Così che in questa materia non si è scoperto o compiutamente indagato né ciò che si mostra in superficie né, tantomeno, ciò che si nasconde nel profondo. Furono assai diligenti coloro che si occuparono della Fisica, della Storia o dell'Agricoltura o anche degli aspetti morali e poetici investigando ciò che attiene a questi piccoli e mirabili animali volanti. La contemplazione della meliturgia, semplice o più mistica, attrasse moltissimi, e le api ebbero ammiratori che in ogni tempo le seguirono con affetto premuroso e vista acuta: alludo ad Aristomaco di Soli (per cinquantotto anni), ad Agrio, detto poi Filisco Tasio, a Meno eremita e ad altri filosofi di minore fama. Ebbero ammiratori anche nel nostro secolo, i Germani, uomini di sottilissimi artifici che fabbricarono alveari di vetro, trasparenti, per poterle osservare chiuse anche dentro le case e ispezionare il cuore stesso dell'opera e della comunità: più adeguatamente e comodamente rispetto agli antichi, i quali, secondo Plinio, costruivano favi con lamine di corno o di selenite. Credimi comunque: ci si nascondono molte cose che a malapena qualcuno ha mai distinto o percepito grazie ad un'osservazione estremamente curiosa. Non fu certo impresa di poco momento l'aver distinto così minuziosamente tanti elementi della più profonda coabitazione e della più familiare convivenza delle api, se tutto, ad ogni modo, si deve considerare perfettamente e compiutamente indagato, senza manchevolezza dell'ingegno.
Per queste ragioni vanamente riterrai prolissa questa nostra certo corposa Melisso-synopsim, specie se vorrai soppesare la bellezza, la dignità e le illustri e molteplici doti delle api e inoltre considerare che così numerosi scrittori hanno versato il loro sudore studiando questa materia quanto mai per alcun altro animale; e tuttavia neppure così hanno potuto esaminare le api approfonditamente. Che se, a proposito degli altri animali, anche più grandi e cospicui, le nostre tabelle sono molto meno ampie, certo quegli animali invano si paragonerebbero alle api, in ogni loro aspetto ammirevoli: in esse anche l'esigua misura del corpo accresce la grandezza e l'ammirazione.