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Apiarium

Sezione: 5


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Si validis viribus, si prudenti doctoque consilio, si locorum apta constitutione constat militia, quae aut invadit, aut defendit; Regem, Ducem, Militem, Apem adi; apem consule. Metus abest: ars, agmen, ordo adest. Concordia pariter inter se, erga Maiores obedientia. Expeditiones mirae, copiarum motus, et illa agminatim procedendi ratio, Barbarum etiam nomen Cimbris induxerit. Sunt castra et vigiles, et qui defendant. Est quovis in milite ea fortitudo, ea vis; ut absque ulla ferri ope, quo inermes nos insolescimus, hostem obtruncare prosternereque possint ingenitis armis; quod et ipsi vidimus, imo et quae impetum in invadentes facerent, quamvis exaculeatae. Porro nec durioribus parcunt; dum vires suas in ipsis pertundendis, diffindendisque ligneis corporibus exercent, nec ad ingentes moles maiorum animalium tremiscunt; dum homines et equos nocentes adoriuntur et conficiunt. Nam adversus innoxios nunquam iram conceperint; nunquam extra pugnam laeserint quemquam: ea vel in bello Apibus iustitia est. Nota Hermonactis causa. E praedonibus Dominum invadentibus, in illos missas, tres occidisse, reliquos prorsus abegisse, domum Dominumque liberasse scimus. Scaliger et equum, et tyrunculum equitem occisos notat. Virtus certe et vis, in Apibus militaris.7

Note

7. L'episodio dell'uccisione di un cavallo e del suo cavaliere da parte di uno sciame di api è narrato per la prima volta in Aristotele, Hist. an. 626a. Da quest'opera esso passa in Plinio, NH XI, 19, 61 e in Eliano, Nat. an. I, 11. Il riferimento a Giulio Cesare Scaligero è ripreso dal commento alla citata opera aristotelica, Historia de animalibus interprete Julio Caesare Scaligero, Tolosae, Ph. J. Mausacho, 1619. La presenza di questa opera è stata rintracciata nei cataloghi contenenti gli elenchi di libri scientifici appartenuti a Federico Cesi. Cfr. A. Capecchi, Per la ricostruzione di una biblioteca seicentesca. I libri di storia naturale di Federico Cesi 'Lynceorum Princeps', «Atti dell'Accademia Nazionale dei Lincei. Rendiconti. Classe di Scienze morali, storiche, filologiche», serie VIII, XLI (1986), pp. 145-164, in particolare p. 162. Per Ermonatte, celebre pittore vascolare, cfr. la successiva n. 23.

Se un esercito che operi sia in attacco sia in difesa consta di forze notevoli, di un saggio e dotto consiglio, di un'adatta disposizione dei luoghi, allora volgiti a considerare l'ape quale re, condottiero, soldato. La paura è assente, mentre sono presenti la tecnica, la schiera, l'ordine. Parimenti troviamo la concordia reciproca e l'obbedienza nei confronti dei padri. Le mirabili spedizioni, i movimenti delle truppe e quel modo di procedere a schiere ben serrate fecero sì che si dicessero barbari anche i Cimbri. Vi sono accampamenti, sentinelle e difensori, e ciascun soldato nutre una forza così straordinaria da prostrare e uccidere il nemico grazie ad armi congenite, altre da ogni strumento di ferro atto a rendere noi, sprovvisti di armi, superbi. Di questo noi stessi fummo spettatori, anzi osservammo quale assalto rivolgono contro gli invasori, sebbene siano munite soltanto di pungiglioni. Inoltre non risparmiano le fatiche più dure, come quando esercitano le loro forze nel fendere o forare i corpi del legno, né si danno a tremare di fronte alla grande mole di animali più possenti, quando assaltano e uccidono uomini e cavalli che fanno loro male. Infatti non concepiscono mai un sentimento di ira contro chi non fa loro male e mai hanno ferito qualcuno fuorché nella battaglia: tale, anche in guerra, è il senso di giustizia delle api. È nota la storia di Ermonatte. Sappiamo che, lanciate contro i predoni che avevano assalito il loro signore, tre ne uccisero, mentre costrinsero i restanti alla fuga e liberarono la casa e il padrone. Lo Scaligero narra che furono uccisi e il cavallo e il giovane cavaliere. Certo nelle api si ravvisa il forte coraggio di un soldato.