Apiarium
Sezione: 8
bAurum tu quidem nunquam aut eliquasti, aut potasti Chymista, nisi e cerebrosis vane sperantis animi figmentis, et Chimericis potius, quam Chymicis cogitatiunculis. En, quae supra omnem Chymiam, citra omnem aut fumum, aut induratae lucri cupidine mentis lapidem, sibi nobisque dulcissimum innoxiumque cibis, potibus ac medelis praeclarum nectar constillant: quod aurum, quod potabile dicas: nec sumptuose aut laboriose habeas.15
Note
b. Chymicos superant vel potius eludunt Apes Chrysorrhoae
15. Il sapere e la conoscenza della natura devono essere perseguiti per puro senso di naturale compiacimento. La prospettiva del guadagno appare depravante e l'alchimista, le cui ben note intenzioni erano di violare i segreti della natura a meri fini lucrativi, rappresenta l'esempio opposto a quello delle api, generose conoscitrici degli arcani naturali. Nella concezione cesiana, del resto, il sapiente non brama di arricchirsi attraverso l'uso delle sue conoscenze, in quanto si ritrova naturalmente gratificato da una certa abbondanza di beni e di soddisfazioni che in modo quasi inevitabile sono conseguenti al suo stesso sapere:«Hora, rivolgendosi al guadagno e suoi commodi, possiamo avvertire che il desiderio d'esso non sarà d'alcun impedimento a studi di tal maniera indirizzati. Prima, per esser d'animi nobili et elevati più tosto schivato et abhorrito. Secondo, per esserne non poco provisto a questi soggetti come s'è detto di sopra e potersene molto più sperare e conseguire sì per utilità delle scienze stesse che ogni attione, ogni disegno, facilitano e reducono a perfettione, come ben dimostrò Talete, come anco per li premi che a conosciuta e vera dottrina dalla giusta liberalità de' maggiori provvengono. Quella parte che sola è lecita, di desiderare e procurar il guadagno per la necessità del vitto, qui cessa affatto; l'altra viene rimossa come vile et indegna e come non poco adimpita e soddisfatta dalli frutti e premi sopradetti, che da sé stessi, senz'esser bramati o ricercati dallo stesso studio e saper s'arrecano.», F. Cesi, Del natural desiderio di sapere et Institutione de' Lincei per adempimento di esso, in Federico Cesi e la fondazione dell'Accademia dei Lincei. Mostra bibliografica e documentaria, op. cit., p. 132.
Tu, alchimista, mai riuscisti a distillare o a bere l'oro se non nelle peregrine fantasie di un animo che inutilmente spera e nei pensieri di nessun rilievo, propri piuttosto del sognatore e non di chi si professa chimico. Certo le nostre, lungi da ogni alchimia, al di là del fumo o della pietra di una mente indurita dal desiderio di guadagno, distillano per se stesse e per noi il più dolce e innocuo dei cibi, bevanda e rimedio, il famosissimo nettare: potresti chiamarlo oro potabile e procurartelo senza grandi spese o fatiche.