Apiarium
Sezione: 17
kQuae nectaris, quae ambrosiae celebritas? Quam decantatae laudes? Huius odores, illius sapores, vel caelestibus dapibus a Poetis illati, nec alii aut cibi, aut potiones, ab illis in supernis conviviis admissi; quod praestantissimis et exquisitissimis hisce complerentur, quae epulantium omnes gustus explere, et omni ex parte satisfacere posset. Quid autem mel ipsum, nisi et odor et sapor? Utrumque e floribus et spirans et diffundens;31 utrumque e rore caelesti? Quid aliud odore gratum, sapore quod excellat, vel potius totum sapor, dulcedo totum sit; quod e Caelo mitti, quod caeleste prorsus videri possit: invenies unquam? Et cibo Mel, et potu placitum, ut cecinisti Ausoni:32 Sacrum Lucane,33 Donum caeleste Virgili.34 Hoc tibi Galene, Iupiter ipse pluit.35 Hoc tandem, hoc nectar, vobis Virgili et Martialis, ipsissimum certe nectar.36 Quis modo Ambrosium succum illum Orphei de rore perenni, Ambrosiam inquam, [nunc recedant fabulae] vel in ipso negaverit Ambrosio? Quis D. Ambrosii gratia sacram non dixerit?37 Hoc et nectare et Ambrosia; et sitim explere et famen possis; quo fere unico, ablegatis quibusvis immundis et crudelibus escis, missis multifariis iusculorum, pulmentorumque impuris miscellis, absque ulla sive aliorum viventium; sive propriae sanitatis iniuria; Pythagorice vivas: vel solo odore, quasi conspirantibus flosculorum praesuavium halitibus, ita nutriente et recreante, ut senio confectum, ut abiturientem e vivis Democritum pro arbitrio, retinuisse potuerit.38
Note
k. Nectar et Ambrosia e fabuli exempt. Apum sunt. Apum et Nectar et Ambrosia si a fabulis eximas
31. Si riflette qui niente altro che la credenza degli antichi che il miele derivasse dalla rugiada come dono divino e che le api lo raccogliessero dai calici dei fiori e direttamente dalle foglie degli alberi. L'idea pare ben rappresentata nell'espressione usata da Virgilio in Georg. IV, 56-57 in riferimento al lavorio delle api intorno allo stesso miele e alla cera, escludente, almeno nel caso del miele, la creazione:«[...] hinc arte recentis excudunt ceras et mella tenacia fingunt.»
32. Ausonio, Opusc. 132, 67.
33. Lucano, Phars. IX, 290.
34. Virgilio, Georg. IV, 1.
35. Cfr. P. Belloni Cenomani De Arboribus coniferis, resiniferis, aliis quoque nonnullis sempiterna fronde virentibus, cum earundem iconibus ad vivum expressis. Item de melle cedrino, Cedria, Agarico Resinis, et iis quae ex coniferis proficiscuntur [...], Parisiis, G. Cavellat, 1553, p. 9.
36. Marziale, Epigr. XIII, 104.
37. Ambrogio, Hexameron V, 21, 69-70.
38. Geoponica 15, 7, 4-6.
Qual è la celebrità del nettare e dell'ambrosia? Quanto se ne decantano le lodi? Le fragranze dell'ambrosia ed il gusto del miele furono introdotti dai poeti anche nei conviti celesti dove non hanno ammesso altri cibi e bevande, dal momento che i banchetti degli dei sono riempiti da quel cibo e da quella bevanda eccelsi che sono in grado di soddisfare pienamente tutti i gusti dei convitati. Del resto che cos'è il miele stesso se non odore e sapore? L'uno e l'altro non si diffondono e spirano dai fiori, l'uno e l'altro non provengono dalla rugiada celeste? Quale altra sostanza esiste, così gradita per l'odore e che abbia un sapore così eccellente, o piuttosto sia tutto sapore e tutta dolcezza? Che possa sembrare inviata dal cielo, anzi celeste? Potresti mai trovare altra cosa che gli assomigli? Come tu hai cantato, Ausonio, il miele è piacevole come cibo e come bevanda, sacro per Lucano, dono celeste per Virgilio. Giove stesso lo fece piovere su di te, Galeno. Questo, infine, proprio questo è il nettare per voi, Virgilio e Marziale. Chi ora (adesso si tralascino le leggende) potrà negare l'esistenza di quell'ambrosio succo di Orfeo stillante da una rugiada perenne - alludo all'ambrosia - persino in Ambrogio? Chi, con Ambrogio, non chiamerà sacra l'ambrosia? Con il nettare e l'ambrosia potresti scacciare la sete e la fame, e quasi solo con questa sostanza potresti vivere secondo i dettami pitagorici, dopo aver relegato ogni cibo immondo e crudele e bandito ogni impura miscela di brodi e carni, alieno da ogni oltraggio arrecato alla salute altrui e alla propria; anche grazie al solo aroma del miele, quasi per gli aliti che spirano da fiori dolcissimi, così nutriente e ricreante da poter trattenere in vita Democrito, già consumato dalla vecchiaia e sul punto di voler lasciare il mondo dei vivi.