Apiarium
Sezione: 63
Magis autem et opere et corpore validas, Apulas existimemus; quas ad Cerinolani Castri moenia, Doctrina, et Genere conspicuus D. Fabius Columna Lynceus observavit; feracissimas illas Apes, et mellis, et sobolis, nobis retulit, ut decem e quovis Alveario, perbrevi tempore examina prosilirent: Mel copiosum, crassum et excoctum magis congererent: Cerae quoque multum; a qua Castro nomen suspicamur inditum; uti forte et ab Apibus regioni: agrum capitato Thymo, angusti-folio Pulegio, Libanotide Cachrifera resinosa, refertum esse, aliisque Umbelliferis odorata glutina exudantibus; in Samnitum autem illorum, quos hodie Molisios appellant, frigidioribus locis, minus quidem ab Apibus haberi mellis; quod tamen magis fluat, dulciusque sit, albicans, nec sine granis. Calabriae et Gecalae collis prope Nolam, mellis causa; tepida, florida, fructiferaque loca non parum laudantur.174
Note
174. A partire dal 1593 Fabio Colonna intraprese una serie di escursioni naturalistiche al di fuori della città di Napoli. Dapprima si recò a Campochiaro, nella residenza del fratello e, quindi, soggiornò alcuni mesi a Cerignola presso lo zio Ottavio Pellegrino. A questo periodo risalgono le osservazioni sulle api di Cerignola ora rammentate da Cesi. Per un orientamento di massima sui primi interessi naturalistici di Colonna, si rinvia a A De Ferrari, Colonna Fabio, in Dizionario biografico degli italiani, op. cit., 27, 1982, pp. 286-288. Le affermazioni sul colle di Gecala sono una ripresa di un passo inserito da Ulisse Aldrovandi alla p. 51 del suo De animalibus insectis:«(...( nam et ipse Gecalae vulgo vocatae collem in agro Nolano, certam atque optatam apum mansionem esse tradidit, propter mira eius feracitatem.».
Si ritengano le apule le più valide e per l'opera e per il corpo; le osservò il Linceo Fabio Colonna, insigne per stirpe e cultura, presso le mura del castello di Cerignola. Riferì di quelle api fertilissime in fatto di miele e di prole, tanto che da qualsiasi alveare in un brevissimo tempo spiccano il volo dieci sciami e producono miele più abbondante, grasso e sciolto, e anche molta cera. Da questa sospettiamo derivi il nome del castello e forse dalle api il nome della regione. Riferì che la campagna è ricca di timo capitato, di pulegio dalle foglie piccole, di libanotide resinosa di ramerino, mentre altre umbellifere trasudano colle odorose. Nel territorio di quei Sanniti, oggi detti Molisii, nei luoghi più freddi si ricava meno miele dalle api, ma tuttavia più fluido e dolce, biancheggiante e non privo di grani. Grazie al miele non poco sono lodati i tiepidi, floridi e fruttiferi luoghi della Calabria e del colle di Gecala presso Nola.