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Apiarium

Sezione: 41


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yNec adhuc satis nominum existimes, aut titulorum. Adde mysteriis mysteria. cereales Apes, iunonias Apes agnoscas. Ea scilicet Apum Maiestas Ethnicis fuit, ut potioribus omnibus fere Numinibus compleretur. Brutiorum numismata Iunonem Reginam cum Ape habent, iovem ab alia parte: Metapontinorum autem, Triticeas cum ea Cereris spicas. Haec si heraclidarum ex Argis in magnam Graeciam translato sub Imperio cusa respiciamus, quos Maiores Caesiae Gentis Fonteius scripsit; magis et Ipsi gaudere possumus, qui sincero animi affectu, indeque et calamo Apes recolimus, si ab Antiquioribus nostris id quoque ipsis in Insignibus, et nummorum typis factum videamus: unde plusquam avita propensio nostrae devotionis, et beneficiorum amplissimum praesagium innotescant.123Maiora interim mortalibus in Tritico et hisce aviculis dona, utrisque certe et mellificii, praesertim instrumentis, inferioris caeli, et soli ipsius sive superioris Terrae feracitas, felicitas, expressa. Regiones id ostendunt, quae ambabus famigeratae praerogativis, quae bonis utrinque plurimis perfruuntur. Apibus quidem caelo terraque libamenta rores, et flores, et Iuno exhibet et Ceres. Optime insignis ille Apum Alumnus pindarus [quem Antiquis inimitabilem, nostris diebus plusquam imitatum ipsaemet urbanae apes, vere melicae Apes, demonstrarunt]124Sacras illas Cereris ministras appellaverit, puritatae maxime conspicuas. Iovis quibus sit virtus, Palladis ingenium, Veneris, sed pura foecunditas, Dianae castitas, et integritas. Musarum Harmonici ordinis, et concentus rationes, Apollinis nitores, a quo et ortum, et altiles succos: a quibus omnibus cumulatas undique dotes obtinent.125Quis vero mellonae mysteria arcanaque omnia penitus aperuerit? Quis pro rerum, quae harum Mellificum sunt, maiestate digne unquam, nisi prorsus melleis exposuerit eloquiis, melliphtongis inquam, ut ipse ait Pindarus Melopoeus. Compendio Virgilius cecinit :

Esse apibus partem divinae mentis, et haustus aethereos.126

Note

y. Alia atque alia Apum Mysteria ex Oracolo Virgiliano compendium

123. Agli studi di glittica e di numismatica si dedicarono intensamente molti accademici Lincei. Nella loro prospettiva culturale l'osservazione delle monete e delle medaglie era di stimolo per ricavare, come nel caso delle immagini ora rammentate da Cesi, conclusioni che si credevano fondate intorno agli usi sociali e alle credenze religiose dell'Antichità greco-romana. Campione di questo tipo di studi fu il Linceo Vincenzo Mirabella che nella sua opera storica sulle antiche origini di Siracusa fece largo ricorso ad analisi di medaglie e monete. Cfr. Dichiarazioni della pianta dell'antiche Siracuse, e d'alcune scelte medaglie d'esse, e de' Principi che quelle possedettero descritte da Don Vincenzo Mirabella e Alagona Cavalier Siracusano, Napoli, L. Scorriggio, 1613. Le osservazioni collocate in questa sezione dell'Apiarium non si riferiscono direttamente alle immagini proposte alla visione del lettore nell'acroterio posto in vetta al frontespizio dell'opera, dove la serie delle effigie monetarie si trova disposta ai fianchi dell'insegna barberiniana. Tre delle monete del medesimo frontespizio si trovano riprodotte nelle seguenti opere: De animalibus insectis libri septem, cum singulorum iconibus ad vivum expressis. Autore Ulysse Aldrovando [...], op. cit., pp. 112-114; Sicilia et Magna Graecia sive Historiae urbium et populorum Graeciae ex antiquis numismatibus restitutae. Huberto Goltzio Herbipolita [...] auctore et sculptore, Brugis Flandorum, An. a Christo nato 1576, Tabula XXX, p. XXXII; Apes Dianiae in monimentis veterum noviter observatae elegiacum poema Sanctissimo Principi Urbano VIII [...] Auctore Iusto Riquio Lynceo C.R., op. cit. La prima da sinistra non compare in questi testi e venne presumibilmente rintracciata direttamente dal Cesi, forse all'interno della collezione del museo numismatico di Antonio Barberini, dove si sa che aveva fatto ricerche personali. Dalla già citata opera di Aldrovandi, il Principe riprese anche le notizie sulle monete dei Bruzi effigianti Giunone da lui riportate nel brano dell'Apiarium a cui si riferisce la presente nota:«In tertio Brutiorum nummo ab eodem autjore sculpto (Goltz( ab uno latere cernitur Iuno regina cum volatili insecto, quod, inquit ille, forsan cicada fuerit, quod in Agro Rhegino, qui et ipse erat, ob Iunonis, quam multa religione et cum silentio Brutii colebant, reverentiam silere cicadae crederentur, et ob mutescere, quae ultra flumen in Locris canorae essent. Sed cum Apem potius, quod depingitur insectum, quam cicadam referat, ego Apem esse dicerem, indicasseque hac Brutios, cum olim ipsis cibus esset tantum venatica praeda, potum suum fuisse mellis, et fontium liquorem, eoque ad labores bellicos induratas fuisse», in De animalibus insectis libri septem, cum singulorum iconibus ad vivum expressis. Autore Ulysse Aldrovando [...], op. cit., p. 114. Per un primo avvertimento sull'origine storica di queste monete, si veda E. Schettini Piazza, Teoria e sperimentazione nell''Apiarium' di Federico Cesi, in Convegno celebrativo del IV Centenario della nascita di Federico Cesi (Acquasparta, 7-9 ottobre 1985), op. cit., p. 237. La notizia fornita da Cesi del conio, nella Calabria precristiana, di una moneta con la doppia effigie di Giunone e dell'ape rimbalzò direttamente nei commenti che Tommaso Campanella stese ai distici dedicati da Urbano VIII alle api nei suoi Poemata (cfr. su questo G. Formichetti, Campanella critico letterario. I 'Commentaria' ai 'Poemata' di Urbano VIII (Cod. Barb. Lat. 2037), op. cit., p. 39). Per una prima informazione sulle collezioni extrascientifiche dell'Accademia Lincea e sul loro destino all'indomani della morte di Cesi, si possono consultare fra gli altri: Cassiano dal Pozzo. Atti del Seminario Internazionale di Studi, a cura di F. Solinas, De Luca Edizioni d'Arte, Roma 1989; D.L. Sparti, Le collezioni dal Pozzo. Storia di una famiglia e del suo museo nella Roma seicentesca, Panini, Modena 1992; I. Baldriga, L'occhio della lince. I primi Lincei tra arte, scienza e collezionismo (1603-1630), op. cit. La Gens Caesia a cui l'autore dell'Apiarium fa riferimento non pare avere origini tanto antiche. Il suo primo cognome sembra essere stato Equitoni o Chitoni. Il più antico rappresentante di cui esistono notizie certe è Pietro Cesi che, passato dall'Umbria a Roma, fu due volte senatore romano tra il 1468 e il 1477. Dopo la sua morte la famiglia Cesi si divise in tre rami: quello dei duchi di cesi e di Selce, estintosi nel 1657; quello dei marchesi di Oliveto, estintosi nel 1656; quello dei duchi di Acquasparta, a cui appartenne anche Federico.

124. Il riferimento cesiano è ai già citati Poemata di Urbano VIII, nei quali la poetica antiedonistica barberiniana prende spesso a modello di riferimento la lirica pindarica. Sul Pindaro cantore 'mieloso', cfr. De animalibus insectis libri septem, cum singulorum iconibus ad vivum expressis. Autore Ulysse Aldrovando [...], op. cit., pp. 92 e 96.

125. Questa serie di attributi si richiama direttamente a quella precedentemente presentata nel riquadro di testo che ha come incipit:«Scis Platonicas, scis Pindaricas Apes [...]». Il riferimento ad Apollo è tra i più rimarchevoli, in quanto rende evidente ancora una volta il legame tra la divinità del sole e della luce con le api. In questo senso, come in parte è stato già detto, le api richiamano la vita, ma nello stesso tempo, come il medesimo Apollo -alle volte anche considerato dio delle tenebre-, evocano il tema della morte. Lo scrittore greco Pausania, altrove nominato nell'Apiarium, rammenta nella sua Periegesi che uno dei templi apollinei di Delfi sarebbe stato costruito con cera e ali di api.

126. «Nelle api c'è una parte della mente divina e un respiro dell'etere»,Virgilio, Georg. IV, 220.

 

 

 

 

 

Non credere che quanto sinora si è detto dei nomi o dei titoli sia sufficiente. Aggiungi misteri a misteri. Riconosci le api di Cerere e le api di Giunone: infatti tale fu la maestà delle api presso i pagani che la si associava quasi a tutte le divinità più importanti. Le monete dei Bruzi hanno effigiata Giunone regina con un'ape e, dall'altro lato, Giove. Invece quelle dei Metapontini hanno le spighe di frumento di Cerere con l'ape. Se guardiamo quelle degli Eraclidi (coniate sotto l'impero che si era trasferito da Argo in Magna Grecia), che Fonteio celebrò come antenati della gente Cesia, noi stessi possiamo rallegrarci maggiormente, noi che con sincero moto dell'animo e, dunque, con la penna, passiamo in rassegna le api, se vediamo che anche questo è stato fatto dai nostri antenati nelle stesse insegne e nel conio delle monete, così che acquistano fama l'avita inclinazione della nostra religiosità e l'amplissimo presagio dei benefici. I doni maggiori consistettero per i mortali nel frumento e in questi piccoli volatili, e da entrambi fu espressa, grazie agli strumenti di produzione del miele, la ferace abbondanza del cielo inferiore e del suolo stesso, o se vuoi della terra superiore. Lo dimostrano le regioni, che famose usufruiscono di entrambi i privilegi e di moltissimi benefici dall'una e dall'altra parte. Giunone e Cerere mostrano alle api le rugiade e i fiori, delibazioni provenienti dal cielo e dalla terra. Assai bene quell'allievo insigne delle api, Pindaro (che le api urbane, le api veramente meliche rivelarono inimitabile per gli antichi e ai nostri giorni più che imitato) le chiamò sacre ministre di Cerere, ragguardevoli in particolare per la purezza. In quelle risiedono la virtù di Giove, l'ingegno di Pallade, ma anche la fecondità pura di Venere e la casta integrità di Diana. Esse sono misura dell'ordine e del concento armonico delle Muse, splendore di Apollo, dal quale ottengono la nascita e i succhi nutrienti, mentre da tutte quelle ottengono doti accumulate ovunque. Chi svelerà interamente i misteri e gli arcani di Mellona? Chi, davanti alla maestà delle cose che attengono a questi produttori di miele, potrà esprimersi degnamente senza fare ricorso ad un eloquio di miele, cioè melliphtongos, come dice lo stesso Pindaro, poeta lirico? In breve cantò Virgilio:«Le api hanno parte di una mente divina e afflati eterei».