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Apiarium

Sezione: 22


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pConcedat Melilotus, Mel frugum, Lotusque ipsa, quamvis Melligena dicta; Cedant Meliphylla omnia, et quaecumque alia Mellitis occurrunt nominibus, conferta praesignis Melligine melia est. Melia ipsa Fraxinus, intestino quam a melle apud Graecos nomen obtinuisse observavimus, rem declaret Mellis. Nam a duriori saccharo, et liquido Nectare, tertia Mellis species admirabilis manna est. Quid autem Manna est, si e Caelo est et Fraxino? Si ros, et succus est? Quid aliud Mel omne quam Ros et succus? Excipis concisis, contritis e plantis, aut floribus, aut varie excoctis.69 Affer Mellitas Oleas quae ipsum Aeleomeli fundant, Tilias, Larices, Cedros, nec unquam visas florere Ficus, mi Phytopta: Tuam mi Recche peritissime, qui medicas divitias e novo Orbe depromis, Tzonpelic Xihuitl; quam Nectaream dixi, dulcore, et melle ipso concretam:70 Affer Hypasita, quas Statio coquis cannas;71 Metlina stillicidia Mexicane, certe ambigentis mellonae tu nobis ostendes Calaber imperia, ipsis in tuis Fraxini, aut Fraxinastri, Orni dicti, sylvulis.72 Dum provocatam e corticibus Mannam; dum foliis eandem et linteaminibus a rore insidentem adportaveris. Si enim recidentia alios Mella latuerint, tu et maternis adhuc corporibus inclusa; tu, quae in altum missa rorulentis conspersionibus suarum ad arborum comas redeant, affatim monstrare poteris: quamvis hucusque forte collectioni dumtaxat intentus, animadvertisti nunquam. Ita Mellis naturam plantis ingenitam, in altum quae tolli possit, et Caelo frui, indeque propria vireta comasque repetat, exploratam habeamus. Chymici haud difficile omnes Apollini, qui fumus elevet, qui fumis minime tingatur, ipsi furvi undequaque primas relinquent:73 scilicet Aegyptio Api, qui inferiorum e rerum meditulliis, penitissimos, stirpium praesertim visceribus excoctos, extraxerit succos, et sublevaverit; unde placidis guttulis, supernis ab officinis elaboratiores distillaverint, propriisque repluerint in locis, ni aeris turbis fuerint impeditiV. Quae omnia in Thaumatombria nostra plenius inspexeris; in qua non mellis tantum, Mannae, et Sacchari pluvias; sed et Cereas, Gumminas et Styracinas, inter complures miras alias contemplati sumus; ut pariter et florida et caelestia Mellis dona, concludere possis.74 Caelumque, Solem apim, Patrem, Terram, Floram apiam Matrem; ad illum ascensus; huius repetitos sinus: Auctrices, Promas, Condas apes; quae utrinque colligant, hauriant: quae rorantia Mella praesentiant, pariterque Melimela et Mellita quaecumque inferiora, ita nota compertaque habeant; ut inde apiana apellari soleant, quae ad ipsas omnino spectent.

Note

p. Mellona Ambigua. Duplex Mel repetitione. Utrinque mellilegae apes

V. turbis fuerint impediti [C:] turbis impediantur.

69. La parola greca μελία significa, appunto, frassino e, in funzione metonimica, vale anche per asta e lancia. Per una discussione sulla storia di questo lemma nota a Cesi, cfr. Lodovici Caelii Rhodigini Lectionum antiquarum, Lugduni, Haeredes J. Iuntae, 1560, II, p. 628. La trattazione cesiana sulla manna è in buona misura una rilettura di De animalibus insectis libri septem, cum singulorum iconibus ad vivum expressis. Autore Ulysse Aldrovando [...], op. cit., p. 117 e ss. e di P. Belloni Cenomani De Arboribus coniferis, resiniferis, aliis quoque nonnullis sempiterna fronde virentibus, cum earundem iconibus ad vivum expressis. Item de melle cedrino, Cedria, Agarico Resinis, et iis quae ex coniferis proficiscuntur [...], op. cit., p. 9-10. Alcune influenze derivano anche dal capitolo XVIII del libro II, De manna, compreso nel De aeris transmutationibus di Giovan Battista della Porta. Nell'edizione sopra citata, cfr. pp. 116-118.

70. Rerum Medicarum Novae Hispaniae Thesaurus seu plantarum animalium mineralium Mexicanorum historia ex Francisci Hernandez Novi Orbis medici primarii relationibus in ipsa Mexicana Urbe conscriptis a Nardo Antonio Recchio [...] collecta ac in ordinem digesta a Ioanne Terrentio Lynceo [...] notis illustrata [...], op. cit., p. 240.

71. Stazio, Theb. VII, 355.

72. Era stato Giovanni Pontano, nel suo Liber Meteororum, a consacrare la Calabria come felice terra produttrice di manna. Cfr. Ioannis Ioviani Pontani ad Lucium Franciscum Filium Meteororum Liber, in Opera, Venetiis, in aedibus haeredum A. Manutii, 1533, pp. 112-113. Giovan Battista della Porta riprende il suo spunto in De aeris transmutationibus, op. cit., pp. 116-118, impostando anche una discussione sulle differenze qualitative fra la manna di orno e quella di frassino. Come probabile fonte utilizzata da Cesi, cfr. anche P. Belloni Cenomani De Arboribus coniferis, resiniferis, aliis quoque nonnullis sempiterna fronde virentibus, cum earundem iconibus ad vivum expressis. Item de melle cedrino, Cedria, Agarico Resinis, et iis quae ex coniferis proficiscuntur [...], op. cit., p. 9. Per l'elogio della Calabria si tengano presenti anche i versi di Orazio, citati e commentati in De animalibus insectis libri septem, cum singulorum iconibus ad vivum expressis. Autore Ulysse Aldrovando [...], op. cit., p. 51.

73. La pratica dell'affumicamento dell'alveare per allontanare le api durante l'estrazione del miele è ben documentata in tutta l'Antichità. Columella ne dà una testimonianza ricca di particolari e di utili consigli a beneficio dell'apicultore:«Appena aperto l'alveare dalla parte di dietro, dove non vi è vestibolo, vi faremo entrare del fumo, ottenuto bruciando del galbano o del letame secco. Queste materie si nascondono in un vaso di terracotta, mescolate con brace; il vaso si fabbrica con anse e con una forma che ricorda quella di un'olla stretta; cioè da una parte deve essere più allungato, e di qui emana il fumo attraverso un piccolo buco; dall'altra, invece, più largo e aperto di imboccatura, in modo che vi si possa soffiare dentro. Quando questa olla è avvicinata all'alveare, soffiandovi dentro, il fumo investe le api. Esse in gran fretta, non potendo sopportare il puzzo del fumo, si raccolgono sul davanti dell'arnia, e qualche volta si portano addirittura fuori del vestibolo.», De re rust. IX, 15, 5 (L.G.M. Columella, L'arte dell'agricoltura e libro sugli alberi, tr. di R. Calzecchi Onesti, intr. di C. Carena, Einuadi, Torino 1990, p. 689). Si veda anche Plinio, NH XI, 15, 45.

74. Come ricordava il Gabrieli, dalle carte cesiane sopravvissute alla dispersione del tempo si evince che quest'opera -detta Thaumatombria ovvero De admirandis pluviis- doveva contenere «appunti e spogli, in ordine cronologico da vari scrittori antichi, medievali e moderni, su fenomeni meteorologici e geologici portentosi». Se ne legge una sinossi in G. Gabrieli, L'orizzonte intellettuale di Federico Cesi illustrato da un suo zibaldone inedito, in Contributi alla storia dell'Accademia dei Lincei, op. cit., I, pp. 39-40.

 

 

 

 

 

 

 

 

Si facciano da parte il melitoto, il miele dei frutti e lo stesso loto, sebbene prodotti melligeni. Si facciano da parte tutte le melifille e tutte le altre piante il cui nome appaia derivato dal miele. La «melia» si distingue per la propoli di cui è ripiena. La «melia», il frassino stesso (notammo che presso i Greci ottenne il nome derivandolo dal miele che si trova all'interno), sveli la sostanza del miele. Infatti dal più duro zucchero e dal liquido nettare la terza specie di miele è la meravigliosa manna. E d'altra parte che cos'è la manna se proviene dal cielo e dal frassino? Se è rugiada ed è succo? Che cos'altro è tutto il miele se non rugiada e succo? La ottieni dalle piante tagliate e tritate o dai fiori o da sostanze variamente fuse. Aggiungi i mieli oleosi che irrorano lo stesso albero dell'aleomel, i tigli, i larici, i cedri e i fichi mai visti fiorire, mio botanico. Aggiungi, mio espertissimo Recchio, tu che dal nuovo mondo sveli le ricchezze mediche, la tua tzonpelic xihuitl , pianta che ho definito nettarea per la sua dolcezza e costituita dal miele stesso; aggiungi le ipasite, canne che per Stazio tu cuoci, e il cadere delle stille della metl messicana. Certo tu, calabrese, mostrerai i poteri di Mellona dalla doppia natura negli stessi tuoi boschetti di frassini, o di frassino selvatico, detto orno. Finché non avrai portato la manna ricavata dalle cortecce e quella stessa che si trae dalla rugiada e si posa sulle foglie e sui teli di lino. Se infatti i mieli che ricadono sono sconosciuti agli altri, tu potrai a sufficienza mostrare quelli che finora sono rimasti racchiusi all'interno dei corpi materni e quelli che, spinti verso l'alto, ritornano con gocce di rugiada sulle chiome degli alberi, sebbene tu non li abbia mai notati perché sin qui dedito solo alla raccolta. In tal modo teniamo per esplorata nelle piante l'intrinseca natura del miele, che può essere innalzata e godere del cielo e di là volgersi ai luoghi verdeggianti e agli alberi chiomati. Non avranno difficoltà i chimici tutti, essi stessi in ogni dove oscuri, a lasciare il primato ad Apollo, che solleva i fumi e da essi minimamente viene tinto: cioè all'egizio Api che dagli anfratti delle zone più basse e in particolare dalle viscere delle specie vegetali estrarrà e solleverà i succhi interni fusi, onde dal cuore di officine superiori più elaborati li distilleranno in placide goccioline e li faranno piovere in luoghi propri, a meno che non facciano ostacolo le turbolenze dell'aria. Investigherai tutte queste cose in modo più esauriente nella nostra Thaumatombria , laddove abbiamo contemplato non soltanto le piogge di miele, di manna e di zucchero, ma anche, tra le altre molteplici piogge meravigliose, quelle della cera, della gomma e della resina; così che tu possa abbracciare ugualmente i doni floreali e celesti del miele. Il cielo, il sole Api, il padre, la terra, la flora apia, la madre; l'ascesa verso di quello, i seni ricercati di questa: svela e consacra le api artefici del miele, le quali dall'una e dall'altra parte raccolgono ed attingono, e presagiscono i mieli rugiadosi, e parimenti hanno ben chiare e note le mele dolci ed ogni cosa inferiore che attiene al miele: onde sogliono essere definite «apiane» tutte le cose che alle api si riferiscono.