Apiarium
Sezione: 26
Rex Apum pater est, castusque et absque ulla venerei nexus aut plexus impuritate Pater. Multos qui filios habeat, imo examina et exercitus filiorum; qui plurimum, qui syncere amet, quem certatim omnes plurimum ament. Quid vero aliud patronus, quam ipsis sanctus legibus, sanciensque Pater? Haec dominii, haec optima ad superioris mundi Imaginem, Principatus ratio est; ut filii magni Patris simus, et summo semper Nos patre gaudeamus, Urbani praesertim Urbano.94
Note
94. Dal momento che l'individuazione dei sessi delle api venne compiuta soltanto nella seconda metà del Seicento, Cesi nella sua opera aderisce strettamente alle conoscenze tradizionali, in origine mutuate dalle esperienze degli agricoltori, che consideravano l'ape regina di sesso maschile. Il fatto di per sé appare comunque poco significativo, in quanto egli raccoglie questo dato -che ha la sua origine letteraria in Aristotele, De gen. an. 759a e ss.- a scopi nient'affatto scientifici, cioè per innalzare un inno di lode, attraverso l'evocazione della figura del 're' delle api, al pontefice protettore dei Lincei Urbano VIII. La riuscita dell'eulogistica cesiana era possibile soltanto se la figura monarchica e l'opera paternalistica di questo papa potevano essere specchiate in un ovale naturale luminoso e armonioso dal quale veniva bandita la forza grigia e devastatrice dell'Eros. Il tema della castità delle api è stato particolarmente enfatizzato nei recenti studi sulla cultura dei Lincei (cfr., fra l'altro, D. Freedberg, The Eye of the Linx. Galileo, his friends, and the beginnings of Modern Natural History, op. cit., pp. 174 e ss.), ma forse non si è tenuto troppo conto del fatto che esso si presenta anche come una ripresa delle tematiche virgiliane collegate alla trattazione delle angosce e delle rovine provocate dall'amore e, immediatamente appresso, dalla morte. Cfr. anche M. Biagioli, Scientific Revolution and Aristocratic Ethos: Federico Cesi and the Accademia dei Lincei, in Alexandre Koyré. L'avventura intellettuale, a cura di C. Vinti, Edizioni Scientifiche Italiane, Napoli 1994, pp. 279-295.
Il re delle api è padre, padre casto, non legato né avvolto da alcuna impurità venerea. Ha molti figli, anzi sciami ed eserciti di figli, che ama intensamente e sinceramente, mentre essi tutti fanno a gara per amarlo moltissimo. Invero che cos'altro è un protettore, se non un padre istituito dalle leggi stesse e che istituisce leggi? Questa è l'ottima regola del dominio e del principato, fatta ad immagine del mondo superiore, in modo che noi, figli di un grande padre, sempre godiamo di tal padre sommo, in particolar modo noi, i cittadini dell'Urbe, di Urbano.