Apiarium
Sezione: 32
Nonne odores Apis odit?110Vide quali indignatione in unguentis perfusos et Moscho et Zibetho delibutos insiliat. Rem minime tenes. A foetoribus maxime abhorret, et iis praesertim, corpora quos mittunt Venere, et Baccho coinquinata.111Munditiae studiosissimum animalculum, Rufillos simul et Gorgonios, pastillos pariter et hircum: male habet.112Quidni pariter impuros, ita et temulentos? At pretiosissimae Moschus, et Zibethum, et primates Magnatum omnes inter odores ac unguenta, delitiae. Recte equidem enarras; sed pretium simul et delitias in purulenta sanie; vel potius putida puris ipsius putrilagine; in putrescente inquam, bestiolarum cruore, et cadaveris partibus; in sordibus et sudoris excretarumque sordium colluvie (humanae quod miseriae est) agnosce constitutas, dignosce a pure haudquaquam odorem, sed putorem esse: oletum esse. Comparia haec Apis, puris magis, physicis magis, naribus sentit; purumque a putido, quam optime discernens, genuinos florum Serpillorum, Balsamorum halitus excipit; praesuave quid, et omni ex parte salubre, et purum redolentes: nec tecum odores componit foetoribus; aut ipso deliciatur in coeno, et corruptis; luxus qui immunditiis pretiosis comples: pretiosos qui foetores habes.113
Note
110. «Le api odiano il fetore e l'odore delle donne durante le mestruazioni», Plinio, NH XI, 15, 44 (tr. it. cit., p. 565). «Le api detestano tutti i cattivi odori e anche il profumo: non possono sopportare puzze o aromi troppo languidi, simili in ciò a quelle fanciulle intelligenti e sagge che solo provano disgusto per gli odori sgradevoli, ma provano anche ripugnanza per i profumi», Eliano, Nat. an. I, 58 (tr. it. cit., pp.102-103). «Se si accosta loro [alle api] qualcuno che sia profumato, lo pungono.», Varrone, De re rust. III, 16, 6.
111. «Però bisogna che chi si occupa di governare le api, quando dovrà trattare gli alveari, si avvicini ad essi puro fin dal giorno prima dai piaceri venerei, non ubriaco e ben lavato e che si astenga da tutti i cibi che hanno odore forte, come i pesci salati e tutti i sughi fatti con essi, come pure dalle salse forti odoranti d'aglio o di cipolle o di altre cose simili.», Columella, De re rust. IX, 14, 3 (tr. it. cit., pp. 677).
112. Orazio, Sat. I, 2, 27. A questo stesso proposito Ignatio Bracci aveva scritto:«Ma con le crudeli ferite del loro ago pur troppo pungente [le api] si dimostrano essere più che barbare. Dio buono, e contra chi? Contra quei che a guisa di deliziose femmine se ne vanno tutti muscati e di olii si ungono artifitiosamente odorosi; overo sozzamente involti nel lezzo della lascivia evaporano caprino fetore.», in La occulta corrispondenza tra l'arme e il cognome de' Barberini. E cinquanta epigrammi del Signor Ignatio Bracci da Recanati Dottore di Teologia e Protonotario Apostolico [...], op. cit., pp. 6-7.
113. Rivolgendosi retoricamente ad Aristotele, Cesi rimprovera agli aristotelici del suo tempo il favore mostrato per la teoria della generazione ex putri di alcuni organismi viventi, in prevalenza di insetti. Contro una simile ipotesi, egli esalta la finezza dei sensi delle api e attribuisce loro un naturale disgusto per ogni forma di fetore esalante dalle carni putrefatte. Fa in un certo senso eccezione il caso della bugonia, ma soltanto tenendo conto del valore simbolico che l'antico rito riveste. Aristotele aveva comunque riconosciuto alle api un olfatto in grado di avvertire le esalazioni del miele, cfr. Aristotele, Hist. an., 534b.
L'ape non odia forse gli odori? Guarda con quale impeto si lancia contro coloro che sono coperti di unguenti e intrisi di mosco e di zibetto. Conosci l'argomento davvero poco. L'ape si tiene del tutto lontana dai fetori, e in particolare da quelli che emettono i corpi lordati da Venere e da Bacco. Animale minuscolo che ha molto a cuore la pulizia, mal sopporta ugualmente le pastiglie odorose e il caprone, nonché i Rufilli e i Gorgoni. Perché non dovrebbe odiare ugualmente gli impuri e gli ubriachi? Ma preziosissime delizie sono il mosco, lo zibetto e il magnato fra tutti i primi odori. Certo dici bene, ma riconosci anche il prezzo e le delizie insiti nell'umore corrotto o piuttosto nella fetida putrefazione dello stesso pus: mi riferisco al sangue rappreso putrescente delle bestiole e alle parti del cadavere, alla sordidezza e alla lordura della secrezione del sudiciume (cosa che è dell'umana miseria). E dal pus riconosci che in nessun modo si tratta di odore, ma di completa putrefazione. L'ape sente ugualmente queste cose, con un olfatto più puro e naturale, distinguendo nel modo migliore quanto è puro da ciò che è putrido, e raccoglie il genuino spirare dei fiori, delle erbe odorifere e dei balsami profumati di qualcosa che giunge dolce e da ogni parte salubre e puro. Né, come te, unisce ai fetori gli odori, né si delizia della lordura e della materia corrotta, mentre tu colmi lo sfarzo di preziose immondizie e annetti pregio ai cattivi odori.