Apiarium
Sezione: 33
Deest Apibus, qui eas inter se discriminet sexus, quod virginalis una singulis integritas, una omnibus nullius veneris conscia et pura, et multiplex foecunditas; uniformis, sibique semper similis perfectio. Quae autem in conficienda sobole diversitas, non sexus ullo discrimine, sed dignitatum, sed muniorum mutuique officii, Reipublicae, operisque ratione constituta. Quod Apina corpora membraque Regimini, proficuisque laboribus prorsus addicta deditaque, non corporeis ullis lusibus aut voluptatibus consistant.114
Note
114. Affinché negli alveari possa effettivamente regnare un'atmosfera armoniosa e pacifica, come in un intatto luogo idilliaco, è necessario che dal loro interno venga bandita ogni forma di erotico commercio, elemento perturbatore di una vita ordinata e autosufficiente che mira a garantire un'eternità di ascendenza divina alla specie e che assicura la vittoria sulla morte in grazia di un amore immemore di sé e totalmente rivolto verso il re e la discendenza. Il tema della continuità della specie come elemento di contrapposizione al problema della morte, fortemente sentito nell'opera di Virgilio, era già stato sviluppato anche in Cicerone, De rep. III, 34.
Manca alle api un organo sessuale che le distingua tra di loro, perché in ciascuna vi è un'integrità virginale e tutte hanno un'unica e molteplice fecondità, per nulla conscia dei piaceri venerei e pura; una perfezione uniforme e sempre simile a se'. D'altronde la differenza nel produrre la prole non si deve ad alcuna differenza di sesso, ma ad un assetto di dignità, di cariche, di doveri reciproci, di stato, di lavoro: poiché i corpi delle api sono assegnati e destinati al governo e a lavori proficui, lontano da giochi e da piaceri corporei.