Apiarium
Sezione: 15
iNon sit satis munificum a Plinio animal intellexisse: aut Divitias casae a Lucano, Apes.25 Agnoscamos et ipsi utilissimam humano generi Apum familiam, caetera supra animantia; Apesque opes omnino dicere, quas apisci ipsarum beneficio aptissime liceat. Gratis prorsus nobis mellificant. Mille ad usus vitae, ita enim lego, laborem tolerant Plinio.26 Nil suis pro laboribus, aut quotidianis operis exigunt. Nec custodiae, nec victus ergo quidquam: nec pascua, nec pastores. Nullum fructum laedunt Aristoteli27, et si quid atterunt, dum subtilissimum contrahunt Plinio succum; adeo minute hoc faciunt; ut vix summos flores lambere videantur, deturbant, destruunt, usurpant nihil.28 Innocuae vivunt, innocuae operantur: nulliusque damno aut iniuria, fluentes Domino thesauros congerunt. Mira examinum propagatione maiorem semper in operae fructum multiplicantur. Divitias ex agello iugeris magnitudine, ad dena millia in annos sestertia; et alvearia locata quotannis millibus pondo mellis; et quae huiusmodi miri proventus; a Varrone et agrestis doctrinae Praeceptoribus audiveris. Multa habes, si Apes habes.29 Mira profecto frugalitas absque ulla fruge, et impendio. Quam multis nos opibus ab apibus donatos tandem fateamur; quam multum Apum ope ditatos. Scis Grammatice a lepidissimo saltem Plauto, sive Ploto, vel in olla, et aula, quam facile invertatur litterula. Dulces certe opes: opulenta dulcedinis plenitudo.
Note
i. Munificae apes civiles sunt Apes
25. Lucano, Phars. IX, 292.
26. Plinio, NH XI, 4, 11.
27. Aristotele, Hist. an. 624a-625b.
28. Plinio NH XI, 8, 18.
29. «Due ricchi fratelli di Veio [...] avevano ereditato dal padre una piccola fattoria e un campicello di non più di un iugero di estensione. Costruirono intorno a tutta la villa degli alveari, avevano un giardino e tutto il resto piantarono a timo, citiso e melissa (una pianta che alcuni chiamano meliphyllon, altri melissophyllon e alcuni melittaena). Costoro di solito ricavavano dal miele, in cifra tonda, non meno di diecimila sesterzi e dicevano di non aver fretta di trovare il compratore, per poterlo far venire a tempo opportuno, anziché subito, ma in un momento a loro meno favorevole.», Varrone, De re rust. III, 16, 11 (trad. it., Marco Terenzio Varrone, Opere, a cura di A. Traglia, UTET, Torino 19962, p. 859).
Non basti che Plinio abbia ritenuto l'ape un animale generoso o che Lucano l'abbia creduta ricchezza della casa. Riconosciamo noi stessi che la famiglia delle api è la più utile per il genere umano e che le api si possono definire a buon diritto una grande ricchezza che è possibile acquisire nei modi più adatti grazie al loro beneficio. Esse invero producono per noi il miele senza ricevere alcun compenso. Per Plinio, così infatti leggiamo, sopportano mille fatiche legate alle necessità della vita, e nulla chiedono in cambio dei loro sforzi o dei lavori che quotidianamente svolgono. Non hanno in alcun modo bisogno di custodia o di nutrimento, non richiedono pascoli né pastori. Per Aristotele non nuocciono ad alcun frutto, e per Plinio sfregano un fiore finché non estraggono un succo lievissimo, e ciò avviene così minutamente che a malapena sembrano sfiorare la parte alta dei fiori: nulla deturpano, nulla distruggono, nulla usurpano. Vivono e operano innocue e accumulano per il loro padrone fluidi tesori senza che alcuno abbia a ricevere danno o ingiuria. Propagandosi le loro schiere mirabilmente, si moltiplicano le loro opere con utilità crescente. Dalla lettura di Varrone e dai maestri della dottrina agreste apprenderai che da un campo di un iugero si potranno ricavare ricchezze pari a circa diecimila sesterzi, e che dall'aver impiantato favi si potranno guadagnare ogni anno mille libbre di miele, e i proventi saranno tutti di questo straordinario genere. Possiedi molto, se possiedi le api, e certo è ammirevole la loro parsimonia, aliena da ogni frutto e da ogni spesa. E dunque, infine, riconosciamo quanto numerosi sono i doni che riceviamo dalle api e con quale abbondanza ci arricchisce l'opera loro. Sai dal punto di vista grammaticale quanto sia facile invertire una piccola lettera: alludo ai versi sapidi di Plautus-Plotus e al gioco di parole Aula-Olla. Certo dolci le opere delle api, pienezza dolcissima.