Skip to main content

Apiarium

Sezione: 25


Biblioteca Lancisiana - ROMA
Biblioteca Marucelliana - Firenze
University of Oklahoma Library - Oklahoma City
Biblioteca Apostolica Vaticana - Città del Vaticano
Biblioteca dell'Accademia Nazionale dei Lincei e Corsiniana Ms. Archivio Linceo 5 - Roma
Biblioteca dell'Accademia Nazionale dei Lincei e Corsiniana Ms. Archivio Linceo 4 - Roma
Biblioteca dell'Accademia Nazionale dei Lincei e Corsiniana Ms. Archivio Linceo 4 - Roma
Biblioteca dell'Accademia Nazionale dei Lincei e Corsiniana Ms. Archivio Linceo 4 - Roma

sConferas modo et examines ad Naturae Trutinas. Dividas, dissolvas, coagmenta; si quod, compositum quod constructum obijcitur, internoscere velis. In melle aquae iura inveneris et quae subactum bene salem sapiant. Mitius id placidiusque in saccharo, Olei, in Cera, necnon Sulphuris seu Bituminis. Igne pariter fere fluunt, sed illum resinosa Cera omnino in ardorem amplectitur. Gumminae vero haud expers conditionis Mel cum saccharo aliquantulum refugit, diversa res in manna est, et ita anceps, ut Matthiolum et Altimarum, quamvis hic prope Calabras aereas, arboreasque Mannae officinas vixerit;88 ille saepius collegerit, ut vel in ipsis faenisecis falcibus propriis manibus contrectaverit, frustra detinuerit agitatione et libris.89 Cerae faciem, Mellis saporem ea plurimum habet, medium quodammodo inter Mel ipsum et Ceram corpus; ut utrimque ambiguum videri possit. Media quoque si ad saporem simul, et ad consistentiam respicias, inter Mel et Saccarum, eoque magis quod et liquida et durior comperiatur; unde Melisaccharum quoque dicta est. Porro alia noctis frigore concrescit, sole liquatur; alia aqua solvitur, et pluviis, sole duratur, qui nodus illi fuit et disceptationis, nec quidem mitioris, occasio;90 dum Peripatetici decreti vis animo fortius incussa, quam ulla unquam corpori inflicta febris, disterminare quam longissimis iusserat intervallis, ea quae Caloris sunt; ab illis quae Frigoris dicuntur: nec fervores illi horripilationibus nullo interstitio adiuncti, eadem geniti parente, medicam mentem movere potuerunt; quin potius prioribus illis deceptionibus acquiesceret et summopere contraria calida frigidis existimaret, fallente imbecilliori sensu, qui remissa intensis plerumque contraria facit, et ut Scholastice itidem dicamus, a respectius ad absoluta lubrice transcendit: qui propriis hallucinatur mensuris, et tamen is idem ustulata pariter gelidis Aquilonibus invadentibus, vel impetentibus proxime flammis, frondosa flagella, exiccatosque pariter madores, perspicere, et percipere potis est; caloresque protinus rigoribus subiunctos in nivis contactu. Siquidem Penetratio unica origo est Caloris et Frigoris. Huius si Constipatio ab ea sequatur; illius si Concitatio: partium in solutione Conflictus ignis: consummata fere solutio Flamma: diductio Apertio illa, quae completae solutionis proles, Lux.91 quae omnia in nostra Physica Mathesi plenius contemplati sumus.92 Quod vero interim ad Mannas facit, non remotius petendae conditiones illae sunt, quae a partium, diverse quae exterius ingruant, receptantium dispositione proveniunt, satis hic erit ab ipsis Matribus habeamus. Scilicet Fraxinea Manna gummini terreique succi falsam concretionem habet. Cedrina illa Larigna, tuniperina, et resinosarum Arborum pinguem et resinosam, quae ad Oleum vergat et Bitumina, Vulcanii prorsus iuris. Gummatum namque et Resinarum more, retinent etiam educta maternos quadamtenus characteres, haec quae in corporibus meditulliis latebant quasi principia, qualia sive in aerem sublata, sive in ipsismet stirpium alvis, in quibus nidulantur, naturam metallicam aequis fluoribus et succis referre videntur. Unde illustrior quoque evadat illa quae a nobis media Metallophyti natura detecta est, tribusque libris descripta et observata felici primum Apum auspicio producta.93 Fluunt autem talia varie inter se, prout particulis constant diversis. Asperitas viscositate semet ostendit et sequacibus vinculis: anguli sale sapore: obtusiones, dilatationes pinguetudine: apertiones diductiones internaque spatiola, aquae olei, et ardentium ingressibus. Quae interceptione, replicatisque mixtionibus: quae a partium figuris et compositione omnia.

Note

s. Mellis et Caerae inspectio et comparatio penitiorum interim in Naturae officina

88. Il riferimento di Cesi è qui all'opera di Donato Antonio Altimare intitolata De mannae differentiis ac viribus, deque eas dignoscendi via ac ratione, Venetiis, M. de Maria 1562, sulla storia della quale cfr. oltre.

89. Cesi allude qui al lungo commento dedicato alla manna da Pietro Andrea Mattioli, inserito nel suo volgarizzamento dell'opera di Dioscoride. Tra le altre cose, in esso si trova detto:«Dico adunque che la manna è una certa rogiada, overo liquore soave, che casca la notte dall'aria sopra le frondi et sopra i rami degli alberi, in su l'herba, in su le pietre, et parimente in terra, la quale poscia condensandosi con certo spatio di tempo diventa granellosa a modo di gomma. Di questa ho veduto io in Italia solamente di due spetie, delle quali l'una è la Levantina e l'altra è la Calabrese. Quella che si porta di levante è di due diverse spetie, una cioè eccellentissima, la qual chiamano Masticina, di granello simile al mastice, onde ha tirato il nome, et l'altra, qual chiamano Bambagina, di prezzo vile et di poco valore, impeò che la non è altro che Masticina svanita, overo contraffatta di zucchero e d'altri mescugli. Quella della Calabrese più s'appregia, che si ricoglie dalle fronde degli alberi ove la s'appone et che propriamente s'adimanda manna di foglia, minuta di granella, trasparente, grave, simile a picciola granella di mastice, bianca et al gusto dolce et soave. Tiene il secondo luogo dopo questa quella de' rami et il terzo quella delle pietre et del terreno, le quali sono di più grosso granello et di colore assai manco sincero.», in Di Pedacio Dioscoride Anazarbeo libri cinque della historia et materia medicinale tradotti in lingua volgare italiana da M. Pietro Andrea Matthiolo Sanese Medico [...], Venezia, M. Bascarini, 1544, p. 48. Nel frontespizio di questa edizione dell'opera di Mattioli si trova rappresentata, all'interno di un bellissimo tondo incorniciato, una scena di vita rurale, sul proscenio della quale si stacca un tronco d'albero fesso dal cui corpo sciama leggiadramente verso la campagna una festante famiglia di api.

90. Cesi tiene per certo qui presente l'acre polemica che aveva opposto Donato Antonio Altimare ad Annibale Briganti a proposito del plagio dell'opera De mannae differentiis ac viribus, deque eas dignoscendi via ac ratione. Nel 1582 il Briganti dette alla luce la sua traduzione di un'opera di farmacologia di Nicolas Monardes (Delle cose che vengono portate dall'Indie Occidentali pertinenti all'uso della medicina. Raccolte e trattate dal dottor Nicolò Monardes [...], Venetia, G. Ziletti, 1582), nella quale narrò ai suoi lettori di essere stato il primo a scoprire l'uso terapeutico della manna e di aver scritto in proposito un trattato che, una volta giunto nelle mani dell'Altimare ancora sotto forma di manoscritto, era stato da questi pubblicato come proprio. La traduzione del Briganti era, peraltro, presente nella biblioteca di Cesi (cfr. Capecchi, Per la ricostruzione di una biblioteca seicentesca. I libri di storia naturale di Federico Cesi 'Lynceorum Princeps', op. cit., p. 163). Le «discussioni assai accese», a cui fa riferimento Cesi, includono probabilmente anche le polemiche sulle diverse specie di manna che si erano levate già dall'inizio del XVI secolo e che avevano scosso la vita medica italiana. Anche il Mattioli ne rammenta una nel suo commento all'opera di Dioscoride:«Fra coloro che si crederono che la manna dell'incenso fusse quella dell'aria, ritrovo essere stato Pietro Crinito Fiorentino, ripreso già acremente dal Manardo da Ferrara nel primo libro delle sue epistole medicinali.», in Di Pedacio Dioscoride Anazarbeo libri cinque della historia et materia medicinale tradotti in lingua volgare italiana da M. Pietro Andrea Matthiolo Sanese Medico [...], op. cit., p. 49.

91. Cesi sembra qui avere di mira la discussione del problema del caldo e del freddo come si trova svolta in Aristotele, Hist. an. 648b-649b. La presenza di questa digressione nel corpus dell'Apiarium ha un significato filosofico di particolare rilievo. Con la sua trattazione di questa tematica, lo Stagirita aveva inteso chiarire quale dovesse essere considerata l'essenza dei composti naturali e in quale senso correttamente essi potevano venire detti caldi o freddi. In un certa misura il proponimento aristotelico rammenta da vicino l'esigenza filosofica espressa da Cesi nella frase collocata all'inizio dello stesso quadro di testo dell'Apiarium contenente la critica a Hist. an. 648b-649b:«Se vorrai conoscere come è composta e ciò che produce una struttura è necessario che tu separi e sciolga le giunture che la tengono assieme». L'argomentazione cesiana fa peraltro intendere come il dibattito filosofico sulla natura e la composizione dei corpi, agitato per tutto il Cinquecento e giunto alle soglie del Seicento accompagnato da acute tensioni e contrapposizioni fra gli interpreti, fosse vivo all'interno dell'Accademia dei Lincei. Punto di riferimento della riflessione di Cesi sul tema della composizione della materia era originariamente stata l'opera di Bernardino Telesio. Del cosentino la biblioteca del fondatore dell'Accademia lincea conteneva tanto i libri De rerum natura iuxta propria principia, nell'edizione napoletana del 1570, quanto i cosiddetti Libelli, nell'edizione veneziana del 1590 apprestata dal linceo 'postumo' Antonio Persio. Sono note, peraltro, anche la vicinanza dell'anziano allievo di Telesio al Cesi stesso e l'accurata conoscenza che il Principe ebbe dell'intera sua opera, tanto edita quanto manoscritta. Dalla breve sezione di testo inserita nell'Apiarium, le idee cesiane sui componenti ultimi della materia dimostrano una loro originalità nei riguardi delle teorie aristoteliche e una qualche prossimità nei confronti di quelle telesiane. Il centro della dimostrazione aristotelica era rappresentato dalla negazione della possibilità che il freddo e il caldo potessero essere considerati vere e proprie sostanze. Per Telesio, invece, dato che un composto doveva essere costituito da nature contrarie, freddo e caldo dovevano essere detti principi agenti, in grado di provocare ora un restringimento ora un'espansione nella materia corporea che continuamente era oggetto della loro azione. I termini della digressione cesiana si compendiano nel principio «penetratio unica origo est caloris et frigoris». La dimensione empirica che marca il taglio della ricerca naturalistica di Cesi trova probabilmente qui il suo massimo grado di differenziazione metodologica dall'andamento analitico caratteristico della ricerca aristotelica. Per la presenza delle opere di Telesio nella biblioteca di Cesi, cfr. A. Capecchi, Per la ricostruzione di una biblioteca seicentesca. I libri di storia naturale di Federico Cesi 'Lynceorum Princeps', op. cit., p. 159. Sul Persio e le sue relazioni con l'Accademia dei Lincei, ancora valido e ricco di spunti G. Gabrieli, Notizia della vita e degli scritti di Antonio Persio Linceo, in Contributi alla storia dell'Accademia dei Lincei, op. cit., I, pp. 865-887. Per un'aggiornata illustrazione bibliografica, si rinvia a L. Artese, Introduzione, in A. Persio, Trattato dell'ingegno dell'huomo, a cura di L. Artese, Istituti editoriali e poligrafici internazionali, Pisa-Roma 1999, pp. 1-14.

92. Secondo i piani intellettuali di Cesi la Physica Mathesis era l'opera nella quale avrebbe trovato posto non soltanto la semplice e lineare illustrazione del mondo fisico, ma anche la registrazione dei nessi profondi che ne collegavano e vincolavano le distinte parti, colti tanto attraverso prove sperimentali precise e scrupolose quanto con il mezzo della razionalità formalizzatrice. L'ambizioso progetto cesiano era dunque quello della costruzione di una Physica universalis nova ex inventionibus, cogitationibus nostris accedentibus, tum ipsis confirmantibus experimentis, tum ratiocinationis trutina constructio, successivo naturalium contemplationum cursu omnes fere physicae partes singularumque problemata fere omnia complectens, ordine semper mathematico similique exquisita certitudine procedens. Cfr. G. Gabrieli, L'orizzonte intellettuale di Federico Cesi illustrato da un suo zibaldone inedito, in Contributi alla storia dell'Accademia dei Lincei, op. cit., I, p. 33.

93. Con il termine 'metallofita' Cesi usava denotare alcuni prodotti naturali di ambigua costituzione, destinati a occupare nelle sue descrizioni una posizione intermedia tra le piante e i minerali («Metallophytum anceps inter stirpes et metalla, a nobis inventum -scriveva egli stesso in una pagina delle sue Tabulae Phytosopicae-, quod pluribus libris explicavimus»). Di questo genere era, per esempio, considerato anche il celebre legno fossile (litophita). Sull'argomento, cfr. G. Gabrieli, L'orizzonte intellettuale di Federico Cesi illustrato da un suo zibaldone inedito, in Contributi alla storia dell'Accademia dei Lincei, op. cit., I, pp. 41-43.

 

 

Raccogli ora la cera ed esaminala con le bilance della natura. Volendo conoscere la composizione e la struttura, separa e disciogli le combinazioni. Nel miele troverai i titoli dell'acqua e ciò che ha il sapore del sale ben pestato; nello zucchero in modo più mite e dolce quelli dell'olio, nella cera quelli dello zolfo e del bitume. Queste sostanze si fondono quasi ugualmente a contatto col fuoco, ma la cera, resinosa com'è, è avvolta dall'ardore del fuoco. Il miele, non privo della condizione della gomma, assieme allo zucchero si contrae alquanto, e diversa è la situazione nella manna, e così dubbia che tenne invano agitati sui libri Mattioli e Altimari, sebbene questi fosse vissuto presso le calabre officine della manna, aeree e arboree, quegli più spesso l'avesse raccolta o anche toccata con le proprie mani, servendosi di roncole come i falciatori di fieno. La manna ha in massimo grado aspetto di cera e sapore di miele, e un corpo in un certo senso a metà tra la cera e il miele stesso, così che può sembrare una sostanza dalla duplice natura. Se insieme guardi al sapore e alla consistenza, si scopre una sostanza a metà tra il miele e lo zucchero, tanto più per il fatto che risulta liquida come quello e più dura dell'altro: perciò è detta anche melisaccaro. Inoltre l'una si indurisce al freddo della notte e fonde con il sole, l'altro si discioglie nell'acqua e con le piogge e si indurisce al sole; cosa che per coloro costituì un nodo occasione di controversie non men che accese. La forza della dottrina peripatetica, radicata nella mente con maggior veemenza di qualsiasi febbre inflitta al corpo, aveva comandato di separare, con intervalli i più lunghi possibili, le cose associate al calore da quelle che si dicono fredde. Né quei calori, aggiunti senza alcun intervallo ai freddi, generati da una medesima madre, poterono muovere la mente medica; che anzi riposava sulle prime errate convinzioni e riteneva gli oggetti caldi sommamente contrari ai freddi; ciò a causa di un sentire manchevole, che immagina perlopiù le cose morte contrarie alle vive e, per parlare in senso scolastico, incertamente trascende dalle cose osservabili alle cose assolute. Questi è ingannato dalle proprie misure, e tuttavia egli medesimo è capace di scrutare e recepire parimenti i ramoscelli frondosi bruciati dall'impeto delle gelide folate del vento aquilone o dalle fiamme che, vicinissime, sovrastano, e altrettanto parimenti l'umidità essiccata; e inoltre i calori sottoposti ai freddi nel contatto con la neve. Pertanto la penetrazione è la sola origine del caldo e del freddo: del freddo se dalla penetrazione segue un movimento lento, del caldo se segue un movimento concitato. Il fuoco è conflitto di parti in dissolvimento, la fiamma dissolvimento quasi consumato, estensione e espressione esteriore, figlia del dissolvimento completo, la luce: aspetti che abbiamo contemplato più pienamente nella nostra Physica Mathesis. Ciò in verità si addice alle manne, e non si devono ricercare più lontano le condizioni ascrivibili alla disposizione intrinseca delle parti riceventi e diversamente quelle che si aggiungono dal di fuori: qui sarà sufficiente che le ricaviamo dalle stesse matrici. Così, per esempio, la manna dei frassini presenta un'aggregazione salata di succo gommoso e terroso. Quella del cedro, del larice, del ginepro e degli alberi resinosi ne presenta una pingue e resinosa, che inclina all'olio e ai bitumi, senz'altro di carattere igneo. Secondo che fanno le gomme e le resine, venute alla luce, trattengono in qualche misura i caratteri materni, e ciò che si dissimulava in mezzo ai corpi sotto forma di principi originari, quali sollevati in aria quali dentro lo stesso alvo delle specie vegetali, sembra assumere natura metallica grazie a linfe e succhi presenti in egual misura. Donde maggiormente riluce anche quella loro intermedia natura di metallofiti, da noi svelata e descritta in tre libri, e che si è vista per la prima volta produrre con il felice auspicio delle api. D'altra parte tali sostanze confluiscono variamente, a seconda del tipo di particelle di cui sono composte. L'asprezza pare dalla viscosità e dai legami conseguenti; gli angoli dal sapore salino; le ottusità e le dilatazioni dall'untuosità; le aperture, le separazioni e i vacuoli dall'ingresso dell'acqua, dell'olio e dei corpi bollenti. Queste cose avvengono tutte per sottrazione e mescolamento reiterato, per configurazione e composizione di parti.