Apiarium
Sezione: 12
fNon aliunde favoris nomina, ipsumque favere, quam ab ipso favo, cuius gratia et flores suavis ille favonius prolicit, alitque:21 Pythagorica missa facito legumina Eetymologe: ad Apes, ad Alveos accede favoris causa. Nae optime, plenissime illae faverint nectareis, perpetuis, caelestibus succis.22
Note
f. Favor Apum
21. Intrecciate in un'unica radice e, di conseguenza, connessi da strette parentele di significato, paiono a Cesi i termini latini favus, favor, favonius. Su questi atteggiamenti linguistici cesiani, «often alleged to have much deeper significance than one may at first detect», si sono soffermati tutti gli interpreti dell'Apiarium. Per la citazione, D. Freedberg, The Eye of the Linx. Galileo, his friends, and the beginnings of Modern Natural History,op. cit., p. 170 e n. 38.
22. Le prescrizioni dietetiche pitagoriche, connesse com'è noto a credenze di tipo religioso alle volte di significato più o meno oscuro, interdicevano il consumo delle carni e delle fave. In continuità con il precedente lusus è, dunque, l'espressione cesiana:«Phytagorica missa facito legumina etymologe: ad apes, ad alveos accede favoris causa.». Anche Eliano aveva negato che le api avessero bisogno dei precetti dietetici pitagorici per regolare la loro alimentazione (Nat. an. I, 11). Intorno alle origini di alcuni atteggiamenti morali dell'antichità connessi a tematiche di questo tenore, cfr. R. Sorabji, Animal Minds and Human Morals. The Origins of the Western Debate, Duckworth, London 1983.
Non da altra voce che dal nome stesso di favus derivano i nomi di favor e dello stesso favere, e in virtù del favonio risveglia e fa crescere i fiori. Non si tenga dunque conto dal punto di vista etimologico dei legumi pitagorici. Accostati alle api e ai favi per il beneficio che se ne trae: certo quelle saranno propizie meglio e più pienamente per i succhi del nettare eterni e celesti.