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Apiarium

Sezione: 2


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Urbanas recole summas Apes. Audi vel priscos Philosophos has celebrantes ad vatum usque Energiam pervenisse, ipsummet oraculum attigisse. Ecce vere habes urbanas, multiplici quae mellificio, nectarea plenissimo ex Apiario virtutum effusione, beare undequaque probos velint, undequaque probis doctisque favere.3

Note

3. Si riverbera qui il concetto, ancora pliniano, ma largamente tradizionale, del primato delle api quali animali creati appositamente per giovare agli uomini: «Sed inter omnia ea principatus apibus et iure praecipua admiratio, solis ex eo genere hominum causa gentis.», Plinio, NH XI, 4, 11. La suddivisione generale tra api urbanae e barbarae non appare immediatamente sovrapponibile a quella virgiliana (cfr. Georg. IV, 91-94), con la quale l’apis mellifica veniva ripartita in apis cecropia e apis ligustica. In riferimento a questo stesso argomento si legga anche quanto riportato in D. Freedberg, The Eye of the Linx. Galileo, his friends, and the beginnings of Modern Natural History, op. cit., pp. 182-183. Un tentativo congetturale di individuazione delle corrispondenze delle diverse specie e razze di produttori di miele rammentate da Cesi, operato facendo riferimento alla nomenclatura oggi in vigore, si trova in B. Baccetti, Il posto di Federico Cesi nella storia della zoologia, in Convegno celebrativo del IV Centenario della nascita di Federico Cesi (Acquasparta, 7-9 ottobre 1985), Accademia Nazionale dei Lincei, Roma 1986, pp. 225-229. ^

Considera eccelse le api urbane. Senti che anche gli antichi filosofi, celebrandole, hanno raggiunto la potenza dei vati e persino attinto le vette dell'arte oracolare. Così puoi ritenere veramente urbane quelle che con la loro copiosa produzione di miele e con la profusione del nettare dall'alveare ricolmo di virtù vogliono ovunque allietare gli uomini onesti e essere propizie a quelli retti e dotti.