Apiarium
Sezione: 57
Subiungitur oestrus quidam ex Plinio, ab Apibus qui proveniat in extremis favorum partibus.164Foetus grandior, ut Regem ipsum quibusdam mentiri potuerit, corporis amplitudine. Domesticus hic, et irrequietus hostis vel etiam confuse inde dictus; quod ipsum ita examen agitet, ut nunquam conquiescere sinat. Credas consimili modo ipsum cum Sclero genitum, sed copioso magis spiritu ad furorem usque sequaci in materia ampliuscula quidem congesto: quod exteriori magis ab impetu, et internis madoribus in focis, qui putredinis nomine ignorari solent, concitatius conclusa exarserint: turbulentumque fermentum furentis bestiolae prorsus reddiderint; forte examina assidue, quasi quibusdam stimulis excitantis, ne ulla pigritiae labes irrepere unquam possit. Ut nihil fere locum sub Apinae familiae tectis habere possit, quod ad rem ipsam, et opus aliquo modo non faciat. Ita spirituum et molis proportio, commixtio, fermentum; excoctiones, prout diverse se habuerint, gradus in Apum domo constituent, qui non parum inter se differant, optimaque in regiminis administratione, aliis atque aliis distributis muniis et operibus convenientissime distinguantur.
Note
164. Oestrus in Plinio (NH XI, 16, 47) e οίστρους in Columella (De re rust. IX, 14, 4). Per Aristotele e alcuni dei suoi commentatori medievali e moderni, tra i quali il Belon, οίστρος era un uccello cantore (cfr. Hist. an. 592b 22). La distinzione fra i fuchi e l'oestrus ha origine in Columella, che riferisce di alcuni autori greci, dei quali non specifica il nome, che l'avevano accreditata:«Nel medesimo tempo, all'estremità dei favi, nascono api un po' più grosse delle altre, che alcuni credono dei re. Ma ci sono degli autori greci che li chiamano oistroi, perché agitano lo sciame e non lo lasciano stare tranquillo. Quindi consigliano di ucciderli.» (tr. it. cit., p. 679).
Si aggiunge, secondo Plinio, un certo Oestro, che proviene dalle api nelle parti estreme dei favi. Il feto è più grande per le dimensioni del corpo, così che per alcuni può contraffare il re stesso. Questo è detto confusamente un irrequieto nemico domestico per il fatto che agita lo sciame e non lo lascia mai riposare. Potresti credere che si generi in un modo consimile a quello dello sclero, ma più ricco di spirito, che raggiunge il furore, riunito in una materia un po' più ampia: infatti ciò che in essa è contenuto, più per l'impeto esterno e per gli interni umori nei fuochi, che si suole ignorare sotto il nome di putredine, divampa più violentemente e rende turbolento il fermento della furiosa bestiola, che incita assiduamente e a caso gli sciami eccitandoli con pungoli così che mai possa insinuarsi in essi alcuna macchia di pigrizia. Pertanto non vi è quasi nulla che possa svolgersi sotto il tetto della famiglia delle api che in qualche modo non concorra a cose ed opere. Così la proporzione degli spiriti e della grandezza, la commistione, il fermento, le liquefazioni, a seconda di come si saranno diversamente prodotte, costituiranno all'interno della casa delle api gradi che non poco differiscono tra sé e si distinguono nel modo più conveniente nell'ottima amministrazione del governo e nella diversa distribuzione dei compiti e delle opere.