Apiarium
Sezione: 59
Quae in Alveariis ab hominibus recipiuntur, frequentes tum in nostro orbe, tum Americano.166
Antiquiorum descriptionibus
Maiuscula.
Minores
Recentioribus observationibus fere variae ingenio, fructu, magnitudine, facie.
Liberius, quae vagantur
Hominum contubernales.
Arbori-vagae.
Note
166. Il medico e letterato di origine spagnola Francisco Hernández trascorse tra il 1571 e il 1577 un proficuo periodo di ricerche in Messico. Durante esso mise assieme una monumentale raccolta di storia naturale concernente la flora, la fauna e il mondo minerale americano, facendo riprodurre altresì migliaia di figure di piante, animali e minerali. Una volta tornato alla corte di Filippo II, egli non riuscì a far stampare la sua opera, il cui autografo andò definitivamente distrutto in un incendio nel 1671, insieme alle immagini riprese dal vivo e all'erbario secco. Leonardo Antonio Recchi da Montecorvino compendiò a Madrid nel 1588 la grande opera dell' Hernández e portò una copia della sua silloge a Napoli. Alla sua morte ne venne in possesso Marco Antonio Petilio che, a sua volta, la cedé a Federico Cesi durante il soggiorno di questi nella città partenopea. Cesi ne progettò fin dal 1610 l'edizione commentata e arricchita di nuove figure. A questo lavoro, che vide la luce soltanto nel 1651, a molti anni di distanza dalla morte del suo ideatore, lavorarono per almeno due decenni il Cesi stesso, Fabio Colonna, Francesco Stelluti, Giovanni Faber e Giovanni Schreck. Le notizie sulle api americane che vi si trovavano depositate vennero sistematicamente utilizzate da Cesi per completare con notizie fresche e dirette sul Nuovo Mondo la sezione classificatoria l'Apiarium. Sugli interessi naturalistici dei Lincei verso le americhe e sulla storia del Tesoro Messicano, si citano per brevità soltanto alcuni dei contributi critici più noti: G. Gabrieli, Il cosiddetto 'Tesoro Messicano' edito dai primi Lincei, in Contributi alla storia della Accademia dei Lincei, op. cit., I, pp. 373-393; G. Olmi, 'Magnus campus': i naturalisti italiani di fronte all'America nel secolo XVI, in L'inventario del mondo. Catalogazione della natura e luoghi del sapere nella prima età moderna, Il Mulino, Bologna 1992, pp. 211-252; G.B. Marini Bettòlo, La collaborazione scientifica tra Italia e Spagna per la conoscenza delle risorse naturali del Nuovo Mondo, Bibliopolis, Napoli 1993; De Renzi S., Fidelissima delineatio": descrizioni alla prova nelle note di Johan Faber al «Tesoro messicano», in Mappe e letture: scritti in onore di Ezio Raimondi, a cura di Andrea Battistini, Il Mulino, Bologna 1994, pp.103-120; J.M. López Piñero-J. Pardo Tomás, Nuevos materiales y noticias sobre la historia de las plantas de nueva España de Francisco Hernández, Instituto de estudios documentales e históricos sobre la cienca, Valencia 1994 ; F. Petrucci Nardelli, Un illustre mostro tipografico: il Tesoro messicano, «Roma volumina», V (1998), pp. 33-71.
Quelle che gli uomini accolgono negli alveari, numerose sia nel nostro mondo sia in quello americano.
Nelle descrizioni degli antichi, api un po' più grandi e più piccole.
Secondo le osservazioni più recenti, varie per ingegno, frutto, grandezza, aspetto.
Quelle che vagano più liberamente. Compagne degli uomini. Quelle che vagano sugli alberi.