Skip to main content

Apiarium

Sezione: 7


Biblioteca Lancisiana - ROMA
Biblioteca Marucelliana - Firenze
University of Oklahoma Library - Oklahoma City
Biblioteca Apostolica Vaticana - Città del Vaticano
Biblioteca dell'Accademia Nazionale dei Lincei e Corsiniana Ms. Archivio Linceo 5 - Roma
Biblioteca dell'Accademia Nazionale dei Lincei e Corsiniana Ms. Archivio Linceo 4 - Roma
Biblioteca dell'Accademia Nazionale dei Lincei e Corsiniana Ms. Archivio Linceo 4 - Roma

Physicis, ut eas instructas artibus credas, quamvis Peripatum non attigerint;13 respice quos lambunt flores, omne considera mellificium. Physiologus fortasse ignoraveris, aut quod crebriuscule evenire solet, dubitaveris; quid ipsum, et cuias Mel sit: quid Cera; ambo quae multiplici usu sunt semper prae manibus. Plurimi certe ignorant, et multi nominis Scriptores. Bene autem innotuisse Apibus, dum undique congerunt, decerpunt, fatearis necesse est. Succos, lachrymas, flores, fructusque discernunt. Classes herbarum non praetereunt, nec transgrediuntur, et a Viola quidem ad Violam, ordine procedunt imperturbato. Amicas persaepe plantas petunt: circa Tuberosam dictam Iridem, et Orchides, Apiato quae flore conspicuae; nec non omne circa acorum, quod minime ab re Apum Piper dictum est; frequentes vidimus. Nam et Aromata medicae sibi norunt. Dixeris merito ab herbariae ipsius, ad chymicae usque penitiora artificia, omni prius homine illas pervenisse; omnibus quae seculis praestantissimum hunc laticem elicuerint, extraxerint: et aeris ad illum, et ad illius collectiones omnes; dispositiones quascunque praesenserint: usque ad illa, quae meteorologis ignota, vel maxime controversa sunt.14

Note

13. L'avversione nei confronti del dominio di autorità letterarie nel campo della ricerca filosofica e, in particolare l'avversione nei riguardi dell'aristotelismo scolastico, costituisce un tratto sostanziale dell'edificio sapienziale linceo:«La purità e schietezza dell'intelletto che, libero da qualsivoglia passione et affetto, possa da sé stesso appigliarsi al bramato vero, si hoggi tanto lontano dalla maggior parte de' letterati e studenti quanto più la sarebbe necessaria. Si serve all'autorità di questo e quello dell'antichi, si sostiene questa e quella setta. [...] Questa appassionata amicitia dell'autori, già espressamente proibita d'Aristotele, hora così esquisitamente seguita dalli aristotelici, n'impedisce non solo la necessaria lettione del libro dell'universo, ma anco di qualsivoglia libro che non sia uscito dalla favorita setta e da' cari maestri.», F. Cesi, Del natural desiderio di sapere et Institutione de' Lincei per adempimento di esso, in Federico Cesi e la fondazione dell'Accademia dei Lincei. Mostra bibliografica e documentaria, Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, Napoli 1988, pp. 117-118. In un testo dal carattere programmatico come il Del natural desiderio di sapere l'invettiva lanciata da Cesi verso gli aristotelici del suo tempo pare, però, essere ben lontana dal colpire lo stesso Aristotele e la sua produzione. Se in campo astronomico l'opposizione lincea alle visioni cosmologiche geocentriche, antiinfinitiste e antifluidiste del cielo fu decisa, seppure non sempre espressa apertamente (cfr. S. Ricci, «... et iam Aristotelis dogmata denegant coelestia». Federico Cesi e la 'nova' del 1604, in «Una filosofica milizia». Tre studi sull'Accademia dei Lincei, Campanotto, Udine 1994, pp. 7-31), in ambito biologico la riflessione di Cesi e del gruppo degli intellettuali che lo circondarono venne sempre attratta dai contenuti delle scritture dello Stagirita. Agli albori del XVI secolo la distinzione tra una ricerca sul mondo dei viventi strettamente fondata su rigide conoscenze anatomiche e una morfologico-descrittiva di respiro meramente etologico non era percepita con troppo chiarezza dai naturalisti. Gli elementi strutturali e i metodi di analisi e descrizione del sapere sugli animali nel Cinquecento erano vari e diversificati (cfr. G. Olmi, Ordine e fama: il museo naturalistico in Italia nei secoli XVI e XVII, in L'inventario del mondo. Catalogazione della natura e luoghi del sapere nella prima età moderna, Il Mulino, Bologna 1992, in particolare pp. 255-282) e l'ideale dell'inventariazione del mondo naturale si giovava tanto di tecniche ispettive dirette e interne quanto di complesse descrizioni architettoniche costruite sopra elementi di pura formalità. Ne appare un eloquente esempio proprio la produzione lincea nel settore della ricerca botanica (cfr. Id., «In essercitio universale di contemplatione, e prattica»: Federico Cesi e l'Accademia dei Lincei, in L'inventario del mondo. Catalogazione della natura e luoghi del sapere nella prima età moderna, op. cit., in particolare pp. 373 e ss.). Ancora agli albori dell'epoca moderna le opere biologiche di Aristotele, dal De partibus animalium e dall'Historia animalium fino al De generatione animalium, rappresentavano prodotti di una ricchezza inesauribile, in grado di elargire al tempo stesso un numero assai ragguardevole di elementi documentari e di sollevare questioni teoriche di assoluto rilievo, inerenti «l'ordine della natura, la legalità delle cause, quella perfezione finalistica in cui consiste la forma più alta della bellezza.» (cfr. M. Vegetti, Figure dell'animale in Aristotele, in Filosofi e animali nel mondo antico, a cura di S. Castignone e G. Lanata, ETS, Genova 1994, p. 133). Sebbene in modo non sempre lineare ed evidente, e alle volte anche colorate da tonalità critiche, le sezioni di queste opere dedicate alle api costituiscono fonti essenziali per l'Apiarium cesiano.

14. Riprendendo largamente dalla tradizione, Cesi tende a sfruttare ogni buona occasione per porre in evidenza la sensibilità e la finezza dei sensi delle api. Sulla sapienza metereologica delle api Virgilio, Georg. IV, 191-192 e Plinio, NH XI, 10, 20:«Praedivinant enim ventos imbresque, tunc se continent tectis; itaque temperie caeli signum hoc inter praescita habent.». Per l'espressione «a Viola quidem ad Violam», cfr. De animalibus insectis libri septem, cum singulorum iconibus ad vivum expressis. Autore Ulysse Aldrovando [...], op. cit., p. 22.

 

 

Sebbene non abbiano frequentato il Peripato, affinché tu creda che esse sono istruite nelle arti della natura, osserva i fiori che lambiscono e considera la produzione del miele nel suo complesso. Come esperto della natura forse potresti ignorare o, come più spesso suole avvenire, aver dubbi circa l'essenza e la provenienza dello stesso miele e della cera: sostanze che, entrambe, sono sempre disponibili e utilizzate in modi molteplici. Moltissimi uomini certo ignorano questo, e così pure molti scrittori di fama. Invece è necessario riconoscere che questi aspetti sono ben noti alle api, visto che accumulano e colgono in ogni dove. Distinguono i succhi, le resine, i fiori e frutti. Non tralasciano né trascurano le classi delle piante e con ordine imperturbabile procedono di viola in viola. Più spesso ricercano le piante ad esse propizie. Numerose le abbiamo osservate intorno alla tuberosa, detta iride, e alle orchidee, ragguardevoli per il fiore chiazzato, e ugualmente intorno ad ogni acoro che è detto pepe delle api con minima rispondenza al vero. Riconoscono per sé anche gli aromi dell'erba medica. Potresti dire, giustamente, che, prima di ogni uomo, a partire dalla stessa arte erbaria sono giunte a penetrare i più profondi artifici della chimica. Esse hanno per secoli cavato ed estratto questo lattice e presentendo ogni disposizione dell'atmosfera propizia alla raccolta, sino a quegli aspetti che, sconosciuti agli esperti di meteorologia, risultano estremamente controversi.