Apiarium
Sezione: 28
Suspicienda, demiranda corpuscoli structura.98 Novisti Plini, nusquam magis rerum naturam, quam in minimis totam esse. O si Telescopio, si Microscopio usus fuisses, quid de Api praesertim depraedicasses Leonina, multi-lingui, hirsut-ocula? Quid de oris, labiorum, ipsarumque linguarum multiplicibus ad Mellificium instrumentis? Rostratis haec vaginis inclusa, fortioribus quasi et amplioribus maxillis, cava quatuor (bina opposita ad latera mucronibus exterius inflexis, et hinc inde sectis: bina sursum et deorsum, valida magis ad perforandum tundendumque acie) ad invicem sibi respondentia, veluti quae nos cochlearia dicimus; quae et succos recipere, mediam longiorem lingulam concludere, et ceu scopulam quandam sibi mutuo superposita recondere possint. Has si flexiones quoquoversum, si delambendi usum respicias, linguas dixeris: si duriusculam fortemque aciem, qua non molliora tantum stirpium perrebrare; mellaque et ceras excerpere; favos angulatim digerere; glutinosas materias distendere, succos movere, florum tubulos aperire: sed et ligna, et quae huiusmodi duriora, incidere et excavare possint: Sique spinosas quodammodo, licet rariuscule oras ad latera consideres, rostra appellaveris, aut rostratas si malueris, linguas. hae scilicet ita dispositae sunt; ut varia apertione per latum circumcirca adhiberi in opus debeant: in longum media illa scopae etiam vicem subiens, quae in proboscidis modum plurimum promitti queat, tripla ad eas extensione. Fistulosa autem ea, usque ad sugens in summo adapertum osculum diligentissimo D. Fab. Columnae Lync. observata est,99 et exterius limae cuiusdam adinstar articulis circumsecta, quae ipso in sectionum liris surgente villo ad latera praesertim et aspera et hirsuta conspicitur, abstergendi averrendique mellei succi, aut viscidi magis, attritis ipsis e meditulliis, concerpendi gratia, e floribus praecipue, quibus haec omnia immittuntur instrumenta, quae multiplici theca ad liquorem continendum; et longiora illa bene conspersa recipienda, concluduntur; adpositis et stylis subtilissimis ad imas illorum partes, qui et opus iuvent. Oculi modo in aureos perpulchros fritillos reticuli specie, consignati apparent, hirtis distinguendibus per lineolas pilis, qui et in alarum extremis, licet et rariusculi et minores, consistunt. tripartitum corpusculum animae officiis seorsim constitutas officinas exhibet, functionum nimirum apud Medicos Animalium, Vitalium, Naturalium: si vero inepte distincta illis vocabula, res quidem bene in Apibus distributa vel oculis discernitur, adeo ut dissepta vix ad invicem committi videantur; ea praesertim, quae abdominis sunt posthabita penitus vixque appensa, et quodammodo reiecta appareant, nec partes nisi infimas obtinere, et eo tantum modo, quo superiorum imperio omnino subiaceant. Plicatiles anuli non minus commode, quam concinne dispositi, villosis aureis corollis circumornantur. Manus, pedes, brachia, et crura quaecunque plurimum articulata, et digitis et unguibus, et nodulis ad opus apprime accommodatis. Antennae articulis distinctae. Speciosa miraque omnia, et singula.100
Note
98. Inizia a questo punto il protocollo dell'analisi del corpo delle api per mezzo dell'«occhialino». Tutto il quadro appare ricco di microtematiche, ciascuna degna di un'escussione particolareggiata che in questa sede appare, per ragioni di spazio, del tutto improponibile. Un primo sussidio alla lettura di questo brano dell'Apiarium potrebbe essere rappresentato, ma con estrema cautela in ragione delle semplificazioni che contiene, da L. Belloni, Il microscopio applicato alla biologia da Galileo e dalla sua Scuola (1610-1661), in Saggi su Galileo Galilei, raccolti e pubblicati a cura di C. Maccagni, Giunti Barbèra, Firenze 1972, II, pp. 689-730. Maggiormente analitici e certamente più aggiornati sono gli studi di D. Freedberg, Iconography between the History of Art and the History of Science: Art, Science, and the Case of the Urban Bee, in Picturing Science Producing Art, ed. by C.A. Jones and P. Galison, Routledge, New York-London 1998, pp. 272-296 e The Eye of the Linx. Galileo, his friends, and the beginnings of Modern Natural History, op. cit., in particolare pp. 151 e ss. Fra l'ampia letteratura dedicata alle descrizioni microscopiche presenti nell'Apiarium, si possono ricordare G. Gabrieli, Pratica e tecnica del telescopio e del microscopio presso i primi Lincei, in Contributi alla storia dell'Accademia dei Lincei, op. cit., I, pp. 347-372; E. Schettini Piazza, Teoria e sperimentazione nell''Apiarium' di Federico Cesi, in Convegno celebrativo del IV Centenario della nascita di Federico Cesi (Acquasparta, 7-9 ottobre 1985), op. cit., pp. 231-249; A. Alessandrini, Franceso Stelluti e l'Accademia dei Lincei, in Francesco Stelluti Linceo da Fabriano. Studi e ricerche a cura di A. Alessandrini-R. Armezzani-B. Beltrame-T. Gazzini-E. Mezzanotte-A. Nicolò-I. Quagliarini, Città e Comune di Fabriano, Fabriano 1986, pp. 27-139, in particolare pp. 83-91.
99. Fabio Colonna aveva offerto i risultati delle sue osservazioni microscopiche sulle api anche a Francesco Stelluti in vista della stesura della sua traduzione di Persio (cfr. Persio tradotto in verso sciolto e dichiarato da Francesco Stelluti [...], Roma, G. Mascardi, 1630, pp. 46-47). Sembra utile riportare a questo punto quanto scrisse lo stesso Stelluti a proposito della genesi dell'Apiarium e delle osservazioni microscopiche che il Colonna e lui stesso intrapresero. Successivamente a esse, il primo fece preparare a Napoli da Francesco Fontana dei disegni raffiguranti le api e il secondo fece stendere i rami e predispose le osservazioni che più tardi apparvero nel suo Persio tradotto:«[...] vedendosi hoggi in essa [la Casa Barberina] chiaramente il colmo delle scienze e respirare e pigliar animo tutti li studiosi sotto gli ottimi auspici degli api, promettitori d'infiniti beni per il gran cumulo delle virtù e prerogative ch'in quelle sono, come sì dottamente e con tante erudizioni, concetti e novità ha di detti animali scritto il nostro Signor Principe Cesi nel suo Apiario, materia in un solo foglio ristretta sì, ma per la gran copia delle cose e de' concetti, atta a formar qualsivoglia gran volume. E ciò fece allora, ch'io col microscopio minutamente l'ape con tutte le sue parti osservai, la cui forma per esser cosa degna da sapersi, e d'esser veduta da ciascuno, ho stimato bene, e molto a proposito in questo luogo rappresentarla. E parimente tutti quei suoi membretti separatamente figurarvi, nel modo che son stati da me con l'aiuto di detto microscopio discoperti, con non minor mio gusto che maraviglia. E tanto più mentre sapeva che né da Aristotele, né da verun'altro filosofo e naturalista antico né moderno, son stati mai osservati né conosciuti. E per maggior chiarezza e intelligenza di chi ciò vede e legge, descriverò a parte a parte ciascun di detti membri, convenendo anche in ciò col nostro Signor Fabio Colonna Linceo, quale havendo voluto (mosso dal mio avviso) far la medesima osservazione in questo animaletto così mirabile, come poi ha fatto con ogni diligenza ed esquisitezza col beneficio di somiglianti vetri, ha trovati gl'istessi membri nel medesimo modo da me furono osservati e figurati, havendo a significazione di esso Signor Fabio il tutto ancora esquisitamente osservato e disegnato il Signor Francesco Fontana, onde feci qui in Roma ntagliare in rame tre api rappresentanti l'Arme di Nostro Signore Papa Urbano VIII grandi, in quella forma che li vetri di esso microscopio ce li rappresentano, e feci quelli in tre varii aspetti figurare, mostrando uno la schiena, l'altro il fianco e l'altro il petto, come si può nel foglio già stampato vedere, acciò da ogni parte fusse il suo aspetto conosciuto. Ma dopo havendolo con maggior diligenza esaminato, ho scoperto meglio la forma di tutto il suo corpo e di ciascun suo membro, come si potrà vedere nella figura e descrizzione c'habbiamo nel fine di questa satira trasportata, per non interrompere la lettura di essa con sì lunga digressione.», in Persio tradotto in verso sciolto e dichiarato da Francesco Stelluti [...], Roma, G. Mascardi, 1630, p. 47. Una volta ricevuto l'Apiarium, Colonna scrisse a Cesi da Napoli il 9 gennaio del 1626:«L'obligo dei Lincei è giovar l'un l'altro in quel che si possa, tanto nelle cose domestiche, quanto nelle appartenenti a studi: io che poco vaglio nell'uno et l'altro, ho innato questo volere osservar l'obligo comunque mi sia. Et però mi sono posto a disegnar il rostro dell'Ape napolitana, qual è diverso forsi dalla romana, che n'accennai al signor Steluti, che l'avesse meglio osservata, e non me ne ha risposto cosa alcuna; hora havendo veduto le stampe di rame [dell'Apiarium] che hanno la diversità dalla mia, ho voluto mandarla a V.E. La quale, come che di quella fa l'historia con le differenze sue, che osservi di nuovo il rostro della romana, se sia così articolato nella lingua, et se habbi l'interno rostro così rivolto et diviso negli estremi, acciò osservato di nuovo et essendo differente, il che non credo, se si facci diligenza con una punta di spilla aprir li rostri et dilatarli, alla luce del sole osservar la lingua, la qual crederò che il suo microscopio, per esser miglior assai più del mio, la chiarischi meglio.», in G. Gabrieli, Il carteggio linceo, Accademia Nazionale dei Lincei, Roma 1996, p. 1085.
100. Lo stesso termine latino insectus deriva in modo diretto dal verbo insecare che in italiano vale 'tagliare' o 'suddividere'. Il corpo delle api, come quello di qualunque altro insetto, risulta sempre suddiviso in tre regioni: la testa, il torace e l'addome, ognuna costituita da un numero variabile di segmenti. Una testimonianza poco considerata, che però rende a dovere il moto di grande emozione suscitato fra i Lincei dalla comparsa del microscopio, è rappresentata da una lettera di Johannes Faber indirizzata a Federico Cesi, della prima metà di maggio del 1624. Galileo in quel delicato frangente si trovava a Roma, mentre il Principe risiedeva nella sua dimora magnatizia di Acquasparta. Il matematico granducale ricevé proprio allora una visita del Faber. Ragguagliando Cesi intorno all'evento questi scriveva:«Sono stato hier sera col Signor Galilei nostro che habita vicino alla Madalena; ha dato un belissimo ochialino al Signor cardinale Zollern per il duca di Baviera. Io ho visto una mosca che il Signor Galilei mi ha fatto vedere. Sono restato attonito, et ho detto al Signor Galilei che esso è un altro Creatore, atteso che fa apparire cose finhora non si sapeva fossero state create.», in G. Gabrieli, Il carteggio linceo, op. cit., p. 875.
La struttura del piccolo corpo dell'ape è degna di studio e di ammirazione. Tu, Plinio, sai che in nessun luogo la natura delle cose è così perfettamente compendiata come nelle cose più piccole. Se avessi fatto uso del telescopio o del microscopio, che cosa avresti spiegato in particolare dell'ape leonina dalle molte lingue e dagli occhi cinti di peli? Che cosa dei numerosi strumenti della bocca, delle labbra e delle stesse lingue, destinati alla produzione del miele? Essi si trovano inclusi in guaine rostrate, come in più forti e più ampie mascelle, quattro concavi come cucchiai, che si corrispondono (a due a due contrapposti, con la punta rivolta all'esterno e tagliata dall'una e dall'altra parte; due sopra e due sotto, con la punta valida più per perforare che per colpire). Essi sono in grado di ricevere i succhi, di rinchiudere la lingua, piuttosto lunga e posta nel centro della bocca, e di servirsene come una piccola scopa per fare sparire le cose sovrapposte le une sulle altre. Se consideri la loro flessibilità in ogni verso e l'uso di lambire, le diresti lingue. Le chiamerai rostri o, se preferisci, lingue rostrate, se consideri la loro punta piuttosto dura e potente, con la quale sono in grado non solo di forare le sezioni più tenere delle piante, di trarne i mieli e le cere, di dividere in angoli i favi, di distendere le materie glutinose, di muovere i succhi, di dischiudere i tubuli dei fiori, ma anche di incidere e scavare sia i legni sia i materiali di simile, notevole, durezza. E queste lingue sono disposte in modo che con variabile apertura debbano essere adoperate per operare tutt'intorno in largo. Al lavoro in profondità provvede quella lingua che, in posizione mediana, si comporta come una scopa e può moltissimo allungarsi a guisa di proboscide, con una estensione tripla rispetto alle altre. Fu osservata dal diligentissimo signor Fabio Colonna linceo: provvista di canali fino a una piccola bocca che aperta sugge sulla sommità, e più esternamente tagliata da sezioni simili a quelle di una lima, si vede aspra e irsuta per il sorgere stesso del pelo in corrispondenza dei solchi delle sezioni, onde asciugare e spazzare il succo del miele o strappare quello più viscoso dalle stesse parti interne triturate, principalmente dai fiori, nei quali sono immessi tutti questi strumenti che si trovano racchiusi in una molteplice teca che contiene il liquore e riceve quei succhi bene sparsi in maggior profondità: tutto questo grazie alla presenza di appositi e sottilissimi stili, collocati nelle parti più profonde, che giovano all'opera. Gli occhi appaiono sigillati come in bellissimi bossoli aurei foggiati a reticolo, con irti peli che si distinguono per linee sottili e che, sebbene più radi e più piccoli, si trovano anche sulle estremità delle ali. Il piccolo corpo tripartito presenta officine separatamente costruite per i compiti dell'anima, cioè delle funzioni che presso i medici sono animali, vitali, naturali: se in verità i termini furono distinti da coloro in modo improprio, la cosa, ben distribuita nelle api, si osserva anche ad occhio nudo, tanto che a malapena sembrano separate le parti congiunte l'una con l'altra. Specialmente le porzioni dell'addome, posposte in profondità e quasi sospese, sembrano in qualche modo essere arretrate e occupare solo le parti infime, così da soggiacere completamente al dominio delle parti superiori. Gli anelli pieghevoli, disposti non meno convenientemente che ordinatamente, sono ornati tutt'intorno da corolle auree di peli. Le mani, i piedi, le braccia e tutte le zampe sono dotati di molteplici articolazioni e provvisti di dita ed unghie e piccole giunture perfettamente foggiate all'uopo. Le antenne si suddividono in sezioni; cose, tutte insieme e singolarmente, belle e mirabili.