Apiarium
Sezione: 4
Mira regis, mira populi officia: parentis et sobolis, morum in quolibet animalculo. Dominus ipsis, qui a dotibus, ipsa ab virtute imperium habet, qui praecipiendo, regendo, fovendo, dirigendo, adhortando, laboret: qui proli initia, qui educationem dederit, qui instruxerit, opere ditaverit, Pater. Populus, filii qui pareant, custodiant, defendant, sequantur; nec vel alienis oculis Dominum laedi permittant: qui propriis sublevent, deferant humeris, cervicibus:5 qui vel nascentes suppares Regulos venerabundi respiciant: qui distributis assidue laboribus officiisque addicantur, certam in optime instituto convictu normam servantes: Vigilias, somnos, cibos, horas, ordinem, sed et mores ipsos, ut ait Plinius, rite recteque habentes. Ita, ut nec tolerent domi suae ignavos, nec prodigos: sed eos omnes, qui aut congesta disperdunt, aut ab opere cessant, castigent; probatos autem socios mutuis semper officiis prosequantur: ad ipsa usque funera et maestitias.6
Note
5. Plinio, NH XI, 17,54; Virgilio, Georg. IV, 217; Varrone, De re rust. III, 16,8.
6. Nel corpo di questo paragrafo si riflettono, rielaborati, i concetti espressi in Plinio, NH XI, 10. In esso è estesamente descritto il ritmo del lavoro delle api. Cesi insiste ancora sul valore didattico del modello di vita in uso fra le api, considerandolo come un riflesso della vita ordinata e armoniosa delle divinità. In questo senso il suo pensiero è coerente con il programma didascalico delle Georgiche virgiliane, ma tralascia di enfatizzare la figura dell'apicultore, non tenendo già più in conto il fatto –evidente e significativo, invece, in Virgilio- che in essa si rappresenta «una attività rilassata e quasi contemplativa» che libera l'uomo dalla fatica del lavoro agricolo. Per un'efficace trattazione di questi temi, si veda G.B. Conte, Introduzione, in Virgilio, Georgiche, a cura di A. Barchiesi, Mondadori, Milano 1999, pp. VII-XXXI.
Mirabili i compiti del re, mirabili quelli del popolo e quelli che attengono alla natura del genitore e della prole fra tutti i piccoli animali. Il loro sovrano, che deriva il potere da doti naturali e dalla stessa virtù, opera dando precetti, governando, sostenendo, guidando, esortando: è il padre che ha generato la prole, alla quale ha dato educazione, istruzioni e ricchezze. Il popolo è costituito da figli che obbediscono, vigilano, difendono e seguono e non permettono che il sovrano sia offeso anche solo da sguardi estranei; che lo sollevano sulle loro spalle e lo trasportano sulla loro nuca; che pieni di rispetto guardano i giovani principi loro prole; che sono assiduamente assegnati a compiti ben distribuiti, serbando una norma stabile nell'ambito di una convivenza ottimamente istituita. Come dice Plinio, governano in modo compiuto e perfetto le veglie, il sonno, il cibo, le ore, l'ordine, ma anche le stesse abitudini. Così che nel loro territorio non tollerano né ignavi né prodighi, ma castigano tutti coloro che disperdono quanto è stato accumulato o abbandonano il lavoro. D'altra parte affiancano i compagni fidati con compiti sempre reciproci, persino nelle manifestazioni di tristezza dei funerali.