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Apiarium

Sezione: 38


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Dignoscatur vel ex cibo Apum puritas, apum munditia, et carere pedibus; quod ipsum sonare videtur nomen: non quod huiusmodi artubus sint, aut fuerint orbatae; sed quod ab omni sorde, inquinamento ab omni [quae infima, quae pedum sunt] prorsus immunes exponamus: alludente Apinae huic munditiei [ut eruditissimus D. Ign. Braccius animadvertit] Hebraeorum Barburim, quo forte Plinio Barbarae.119

Note

119. Dell'ipotesi etimologica del nome apes costruito con a privativo + pes = «senza piede», Cesi risente in quanto tiene probabilmente presente il verso virgiliano trunca pedum primo, mox et stridentia pennis (Georg. IV, 310). Ma la discussione, in questi stessi termini, era già stata illustrata dall'Aldrovandi. Il recanatese Ignazio Bracci fu teologo ed ebraista e in questa veste suggerì a Cesi i diversi sensi della parola barburim, come si è di sfuggita ricordato alla nota precedente. La sua ascrizione all'Accademia dei Lincei venne proposta dallo stesso Principe. Ma l'insieme di queste proposte etimologiche era già stato ampiamente commentato in De animalibus insectis libri septem, cum singulorum iconibus ad vivum expressis. Autore Ulysse Aldrovando [...], op. cit., pp. 43-44.

 

Si riconoscano la purezza e la pulizia delle api dal cibo e si riconosca che mancano di piedi, e questo sembra significare il nome stesso: non perché siano o siano state private di arti siffatti, ma perché le consideriamo affatto immuni da ogni sporcizia e lordura che riguardano le parti più basse e i piedi. Come notò l'eruditissimo Ignazio Bracci, allude a questa purezza propria delle api la barburim degli Ebrei, che forse, a ragione di ciò, Plinio chiamò barbara.