Apiarium
Sezione: 0
Apiarium
Ex frontispiciis naturalis theatri
Principis Federici Caesii Lyncei
S. Angeli et S. Poli Princ. I. March. M. Caelii. II. etc. Baron. Rom.
depromptum
quo
Universa mellificum familia ab suis prae-generibus derivata
In suas Species, ac Differentias distributa, in Physicum conspectum adducitur.1
Note
1. Nel tentativo di cogliere la profondità e l'estensione del progetto naturalistico di Federico Cesi, di fissare i margini del suo 'orizzonte intellettuale', Giuseppe Gabrieli pose per primo in rilievo due elementi di carattere generale inerenti alla concezione e agli obbiettivi culturali dell'opera del principe romano: la progettazione di un ambizioso programma di descrizione dell'intero mondo dei viventi sotto forma di theatrum e l'adozione di un rigoroso metodo tassonomico all'interno del quale raccogliere e ordinare le sue varie sezioni in forma tabellare. Nell'opera naturalistica di Cesi egli intravvide un «ordine logico o criterio dispositivo» e un «filo conduttore generale o enciclopedico» garantito da un «procedimento deduttivo [corrente] dal massimo al minimo, dall'iniziale complessivo e filosofico Speculum Rationis, o dottrina dell'essere in astratto, a quella degli esseri in concreto, o scienza della Natura, cioè il Theatrum Naturale con i suoi Frontispicia, o aspetti fondamentali.» Nell'ordine tabellare nel quale Cesi predispose l'organizzazione dei viventi Gabrieli colse altresì un riflesso del carattere speculativo della mente di questo grande protagonista delle vicende filosofiche del primo Seicento:«La disposizione tabellare sinottica è caratteristica dello stile, diciamo così, di Federico Cesi nelle sue trattazioni scientifiche e talvolta persino nella sua corrispondenza epistolare privata: rispondeva, per chiarezza e organicità, al taglio del suo ingegno, incline all'ordine e alla precisione.» Cfr. G. Gabrieli, L'orizzonte intellettuale di Federico Cesi illustrato da un suo zibaldone inedito, in Contributi alla storia dell'Accademia dei Lincei, Accademia Nazionale dei Lincei, Roma 1989, I, rispettivamente pp. 59 e 32. Fra i diversi contributi dedicati alla considerazione degli aspetti più squisitamente epistemologici dell'opera naturalistica di Cesi, è opportuno ricordare il lavoro di Y. Conry, L'organizzazione dello spazio dei viventi nell'opera di Federico Cesi, fondatore dell'Accademia dei Lincei, «Giornale Critico della Filosofia Italiana», LXXVI (1997), pp. 184-203. In questo acuto contributo, non sempre apprezzato dagli interpreti della cultura lincea, si legge a proposito dell'uso dell'espressione 'frontespizio', ricorrente non soltanto nell'epigrafe dell'Apiarium, ma anche in quelle delle Tabulae phytosophicae:«Giardino, orto e teatro sono insomma per Cesi strutture intercambiabili nel e per il carattere panoramico (enciclopedico) della conoscenza e del sapere e le Tabulae ne sono letteralmente il proscenio: "frontespizio", precisa ancora Cesi, con un'espressione che non dovrebbe essere considerata insignificante nella misura in cui la sua etimologia rimanda all'idea della facciata di una costruzione architettonica», p. 198. In uno studio recente si è tentato di dimostrare la diretta derivazione dalle mnemotecniche del metodo di catalogazione del sapere naturale adottato dal Cesi e da tutta la famiglia lincea, con particolare riguardo alla tassonomia delle Tabulae Phytosophicae:«La caratteristica disposizione tabellare della classificazione delle piante proposta dal Cesi, deriva in prima istanza da una oggettiva necessità di sintesi e rileva al contempo l'attenzione del Principe per le grandi sistemazioni che erano alla base dell'arte della memoria di derivazione lulliana.», in I. Baldriga, L'occhio della lince. I primi Lincei tra arte, scienza e collezionismo (1603-1630), Accademia Nazionale dei Lincei, Roma 2002, p. 128. In verità ci si era già avvisti di questa possibilità interpretativa. Era infatti già stato scritto, a proposito di un noto passo dell'opera di Cesi intitolata Del natural desiderio di sapere, dove si parla appunto dell'utilità e degli usi dell'«arte sinoptica»:«(...( fra la metà del Cinquecento e la metà del Seicento fu in grande voga l'ars memorativa, che trovava suggestioni remote in Aristotele, in Cicerone, in Quintiliano, e più recenti nell'Ars magna di Raimondo Lullo. Enciclopedismo e arte combinatoria dovevano consentire agli uomini di leggere nella sua integrità il gran libro dell'universo. Si trattava di una logica intesa come chiave della realtà universale, congiunta con l'aspirazione ad un ordinamento di tutte le scienze e di tutte le nozioni corrispondenti all'ordinamento stesso del cosmo.», in Scienziati del Seicento, a cura di M.L. Altieri Biagi e B. Basile, Ricciardi, Milano-Napoli 1980, p. 48, n. 9. Non è da dimenticare neppure la frequenza dell'uso della disposizione tabellare da parte di alcuni dei maggiori naturalisti del XVI secolo per predisporre le loro classificazioni del mondo dei viventi. Un esempio certamente presente a Cesi è quello della grande tavola degli insetti di Ulisse Aldrovandi, inserita in De animalibus insectis libri septem, cum singulorum iconibus ad vivum expressis. Autore Ulysse Aldrovando [...], Bononiae, J.B. Bellagambam, 1602, in alcuni esemplari posta in capo all'opera, in altri in conclusione. Nella tavola aldrovandiana sono usate, nello stesso modo che nell'Apiarium di Cesi, le parentesi graffe. Anche in casi come questo, nondimeno, si è assennatamente osservato che i criteri classificatori venivano concepiti «come uno strumento mnemonico per mettere ordine, e non come qualcosa che deve corrispondere a un ordine naturale.», cfr. G. Montalenti, Aldrovandi Ulisse, in Dizionario Biografico degli Italiani, Istituto della Enciclopedia Italiana, Roma 1960, II, p. 121. Recentemente è stato infine affermato:«Cesi's efforts to organize and structure the dense mass of information in the Apiarium are not, to be sure, of the order of the geometric diagram. Instead, he uses the system of hierarchical bracketing that found its most tireless exponents in the work of Peter Ramus and his school.», in D. Freedberg, The Eye of the Linx. Galileo, his friends, and the beginnings of Modern Natural History, The University of Chicago Press, Chicago and London 2002, p. 182. Frequente l'uso di affiches anche in ambiti del sapere molto lontani dalla filosofia naturale. Un celebre esempio è rappresentato dall'edizione del 1578 dell'opera di Jean Bodin intitolata Iuris universi distributio, stampata a Parigi dall'editore Jacques du Puis. Cfr. J. Bodin, Iuris universi distributio: les trois premières éditions, con una nota di lettura di W. Wolodkiewicz, Jovene, Napoli 1986.
Apiario tratto dai frontespizi del Teatro della natura di Federico Cesi, Linceo, primo Principe di Sant'Angelo e di S. Polo, secondo Marchese di Monticelli, Barone romano, dove l'intera famiglia dei produttori di miele, derivata dalle sue prime generazioni, ordinata secondo le sue specie e differenze, è proposta nelle sue apparenze naturali.