Apiarium
Sezione: 27
tVis Monarchiam, Regnum, Regem, Principem dicere; necnon Imperantis ipsius Eminentiam, Probitatem, Sapientiam?95 Vis Eloquentiam ad ipsam usque Poeticam amoenitatem; Diligentiam, omnesque et Musas, et Gratias:96 Populi Obsequentiam, Ordinem, et quae in Regimine mysteria? Apes dicito: Apes fingito: expresseris. Pariter reconditarum Doctrinarum, Vitae, Probitatis, Castimoniae, Beatitatis, Pacis, Sanitatis, Prosperitatis, longioris Aevi, et plurium signa Bonorum. Ut tam multa certe, tam praeclara, dum Apes exhibent optimarum Virtutum Argumenta; non possis eas non omni ex parte argumentosas cum D. Urbano Pontifice nuncupare. Ita enim ille singulari eas cognominavit epitheto, dum Tutelaris nostrae D. Caeciliae multiplices laudes, comparatione quadam multiplicis argumenti, apposite exprimere, paucisque explicatissime proponere vellet: quicquid diverse nonnulli legere soleant. Sacrae profecto urbanae monarchiae insigne habes argumentum, illis admirando triadis numero constitutis, quo reliqua omnia in plenissimum complementum concludantur.97
Note
t. Quae Apini corporis sunt indeque tituli
95. Elencando i compiti propri del re, Eliano aveva affermato:«Quanto al re, si contenta di curare e di stabilire con le leggi tutto ciò che ho detto sopra a proposito di quei capi ai quali i filosofi amano attribuire le qualifiche di cittadini e di re.», Nat. an. I, 11 (tr. it. cit., p. 291).
96. Varrone, De re rust. III, 16, 7.
97. Come già in Virgilio, anche in Cesi le api, per la loro natura, simboleggiano l'idea stessa dello stato. In questo senso, esse rappresentano un simbolo superumano e appropriatamente si attaglia loro l'aggettivo latino argumentosus, il quale si usa per designare un qualsiasi soggetto ricco oltremaniera di contenuto. Questo stesso termine era stato usato anche da Alberto Magno«[Apes] deponunt in thesauros et depositis adhibent operationes multas et labore quibus rores quos colligunt in ceram vertunt et mella, et ideo apes argumentosae et operosae dicunt. Argumentosae quidem propter sollertia convertendi rores in ceram et mella.», in Divi Alberti Magni de Animalibus libri vigintisex novissime impressi, Venetiis, O. Scoti, 1519, VIII, cap. 2, p. 80r. Sarà, comunque, opportuno notare che le api menano un'esistenza collettiva costituita da elementi complessi che difficilmente ne permettono una semplice comparazione con i modelli della storia politica umana. Se da un lato, infatti, la vita sociale delle api è organizzata in forma piramidale, dall'altro, essa appare anche profondamente compenetrata in una rigorosa forma di comunismo. Virgilio dimostra di apprezzare questa condizione di ibridazione, tanto che a proposito della sua descrizione del mondo sociale apino è stato osservato che l'esempio delle api ha nella sua opera un valore rimarchevole ma estremo, nel quale si rappresentano in forme esasperate le possibilità dello «spirito di dominio e dello spirito di adattamento» (cfr. K. Büchner, Virgilio. Il poeta dei romani, op. cit., p. 373).
Vuoi parlare della monarchia, del regno, del re, del principe, e inoltre della grandezza, della rettitudine, della sapienza di colui che comanda? Vuoi un'eloquenza che giunga fino al godimento della poesia? Vuoi la cura e tutte le Muse e le Grazie, l'obbedienza di un popolo, l'ordine, e quelli che sono i misteri del governare? Parla delle api, raffigurati le api, e avrai espresso il concetto, e parimenti i segni delle profonde dottrine, della vita, della probità, della purezza, della beatitudine, della pace, della salute, della prosperità, della longevità, delle molteplici ricchezze. Così che non potresti non chiamarle, con il pontefice Urbano, da ogni parte «ricche di segni», dal momento che le api mostrano così tanti e chiari segni di ottime virtù. Infatti egli le denominò con questo singolare epiteto mentre voleva esprimere acconciamente le molteplici lodi della nostra protettrice Cecilia con un paragone variamente argomentato; altri invece sogliono leggere tutto questo in altro modo. E tu certo hai una prova insigne della monarchia urbaniana nella meravigliosa cifra di quella ordinata triade dove tutte le cose si conchiudono compiutamente compendiate.